Arrowood

South London, 1895. Barnett entra in ufficio proprio mentre il suo capo sta dando in incandescenze. “Quell’idiota di Sherlock Holmes! Dovunque guardo, non si parla che di quel ciarlatano!” esclama Arrowood lasciando cadere sul tavolino una copia della rivista “The Strand” aperta sull’ultima fatica letteraria del dottor Watson. È davvero furioso, pensa Barnett, e il suo aspetto – il viso livido e l’alito appesantito dal gin che sicuramente si è scolato la sera prima – non è certo adatto a ricevere la prima possibile cliente da settimane. Efficiente come sempre, Barnett riordina la stanza, prepara un tè e convince il suo principale ad accogliere benevolmente la donna con la quale hanno appuntamento a mezzogiorno in punto. Si tratta di Miss Caroline Cousture, una giovane francese in pena per il fratello Thierry improvvisamente scomparso e del quale si è persa ogni traccia. Sembra un caso facile e Dio sa quanto, dopo giorni e giorni di inattività, Arrowood abbia bisogno di denaro, ma quando la donna nomina il Barrel of Beef dove ha lavorato il fratello fino al giorno della sua scomparsa un pesante silenzio incombe sulla stanza. Il proprietario del locale, Stanley Cream, non è certo uno stinco di santo e Arrowood ricorda ancora come finì ammazzato di botte un suo collaboratore solo qualche anno prima e di come Cream gli promise una morte altrettanto dolorosa se solo lui o il suo assistente si fossero fatti anche solo vedere nei pressi del Barrel of Beef...

Nella Londra di fine Ottocento, mentre i più ricchi si affidano alle capacità investigative del celebre e celebrato Sherlock Holmes, i meno abbienti si rivolgono a William Arrowood, un ex giornalista un po’ grassottello, sempre in bolletta, con una passione smodata per il gin e una malcelata antipatia per il rivale di Baker Street. Ad assisterlo l’insostituibile Normann Barnett, vero e proprio braccio destro di Arrowood, in grado di risolvere qualsiasi problema e narratore interno della storia. E forse è anche grazie alla voce limpida e divertente di Barnett che questo investigatore sui generis inventato dalla penna di Mick Finlay rimane simpatico sin dalle prime pagine. Con il suo aspetto rubicondo, l’esagerata considerazione che ha di se stesso e i modi non sempre ortodossi, Arrowod (che nella mente di chi scrive ha le sembianze dell’attore statunitense Dan Fogler, il Jacob Kowalski di Animali fantastici) piace così com’è perché lo si sente genuino, spontaneo, con le stesse nostre debolezze. Un anti-Sherlock Holmes a tutti gli effetti che – sbeffeggiando il metodo deduttivo del rivale, ed anzi vantandosi di saper leggere nei cuori e nelle menti delle persone - si muove nella Londra vittoriana intrisa di corruzione e di povertà, combattendo contro un affarista senza scrupoli che non esita ad eliminare fisicamente chiunque gli sbarri il cammino. Aspettiamo con curiosità il sequel di questa che è una serie annunciata e delle quale pare siano già stati acquisiti i diritti cinematografici.



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