Ascesa e caduta dei dinosauri

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Permiano, 252 milioni di anni fa. Le terre emerse sono costituite da un unico supercontinente, Pangea. Si potrebbe andare a piedi dal Polo Nord al Polo Sud (che non hanno calotte artiche, bensì un clima mite) passando per l’Equatore. Esistono vastissime aree desertiche ma nelle zone dove cresce rigogliosa la vita da montagne aguzze e innevate, tra immense foreste di alberi che somigliano alle conifere, scendono fiumi impetuosi che alimentano enormi laghi, stracolmi nella stagione delle piogge e asciutti dopo la fine dei megamonsoni. Fa caldo (35 gradi praticamente fissi) e l’umidità è insopportabile, una vera e propria sauna. I rettili dominano la scena. Ma non i rettili che sin da bambini siamo abituati ad associare alla preistoria: altri rettili, praticamente sconosciuti ai non addetti ai lavori. Sulle rive dei laghi vivono una sorta di salamandre grosse come cani che si nutrono di pesci, e tozzi pareiasauri grandi come vitelli, placidi erbivori. Piccoli e grassi dicinodonti, simili a tapiri con zanne affilate, razzolano nel fango scavando in cerca di radici. Tutti temono i gorgonopsi, lucertoloni grandi come leoni e con i denti a sciabola, i predatori assoluti per i quali gli altri sono soltanto prede da cacciare. Ecco, “questa banda di scherzi della natura dominava il mondo prima dei dinosauri”. Poi, succede qualcosa. Qualcosa di molto brutto. Più o meno sotto la Siberia si forma un gigantesco “punto caldo”, un accumulo di magma fuso che alla fine sfonda la crosta ed erutta: una crepa lunga decine di chilometri che vomita lava per centinaia di migliaia di anni, inondando di roccia liquida e rovente milioni di chilometri quadrati di territorio e generando nuvole immense di anidride carbonica. Un continente intero bruciato che innesca un gigantesco effetto domino a livello planetario: temperatura salita di molti gradi, oceani acidi e impoveriti di ossigeno, nuvole di cenere e sterminio delle foreste, scardinamento della catena alimentare. Tutto riassumibile in un’unica espressione: estinzione di massa, la più grave della storia della Terra. Il 90% delle specie viventi si estingue e la cancellazione totale della vita è un rischio davvero concreto. Fino a quando il “punto caldo” siberiano per fortuna non si esaurisce e si spegne. A poco a poco, in più di 5 milioni di anni, gli ecosistemi tornano a stabilizzarsi: tornano le piante, gli erbivori, i carnivori. Ma non sono più salamandre, pareiasauri, dicinodonti e gorgonopsi: sono animali diversi. In quel mondo nuovo, stanno per entrare in scena i dinosauri…

Steve Brusatte, giovane professore di Paleontologia dei vertebrati all’Università di Edimburgo, è una delle massime autorità mondiali in Anatomia dei dinosauri, scrive su “Science” e su “Scientific American” ed è consulente per la BBC e la 20th Century Fox. Qui eleva le sue abilità di comunicatore e divulgatore al cubo e sforna quello che il “Sunday Times” ha giustamente definito “il miglior libro sui dinosauri scritto negli ultimi trent’anni”. Il suo principale merito è quello di mostrare al lettore comune come la Paleontologia sia una scienza che sta vivendo una fase terribilmente dinamica, con centinaia di nuove specie di animali preistorici identificate ogni anno grazie a nuovi fossili, giovani ricercatori che avanzano ipotesi innovative e spiazzanti e scoperte che stanno riscrivendo completamente quello che credevamo di sapere sui dinosauri. Il libro – molto bello anche come oggetto, ricco di foto in bianco e nero e disegni – ricostruisce la storia dei giganteschi (mica tutti, poi), fascinosi rettili a partire dalla cosiddetta Great Dying, la “grande morìa” che rischiò di spazzare via la vita dalla Terra e cambiò completamente – come sempre accade in questi casi – le regole del gioco, penalizzando le specie animali e vegetali dominanti nel Permiano e aprendo la strada a nuove specie. Del resto, è proprio grazie ad un evento simile che i mammiferi (e quindi l’Homo Sapiens) ora dominano il pianeta: se un asteroide non avesse colpito la Terra circa 66 milioni di anni la penisola dello Yucatán (generando tra l’altro uno tsunami con onde alte più di 1 chilometro e mezzo!) probabilmente in questo momento a scrivere al computer al posto mio ci sarebbe un rettile evoluto e non il discendente di una scimmietta arboricola. E proprio con il racconto di quello che Brusatte definisce “il giorno peggiore nella storia della Terra” si chiude il saggio, circa 350 pagine ricchissime di dati e informazioni ma anche di passione.

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