Ashworth

Ashworth

Alexander Ashworth nasce nella contea dello Hampshire, da una famiglia benestante: la madre irlandese è di animo buono e generoso, dotata di un carattere solare che tuttavia è costretta a reprimere a causa di un marito esageratamente severo, chiuso, avaro nella gestione dei suoi affari così come in quella degli affetti. Malvisto dai subordinati proprio per questa sua indole malmostosa e dai suoi pari per una avversione nei confronti della religione, l’uomo non riesce a legare neppure con il proprio unico figlio, che tratta con indifferenza. Tutto ciò causa un costante clima di tensione fra le pareti di casa di cui naturalmente la madre soffre molto. È proprio per non avere sotto i propri occhi Alexander, e forse per una certa pigrizia del figlio, che il padre lo manda a studiare ad Eton e ad Oxford, per impartirgli una buona educazione e, successivamente, a Londra con lo scopo di fargli imparare una professione. In città il giovane ed affascinante Alexander, per quanto le voci sulla sua condotta contrastino, entra in molti circoli e si fa conoscere per il suo carattere spesso bizzarro, che esprime soprattutto suonando il pianoforte. Le donne, nei salotti, si raggruppano istantaneamente attorno a lui, attratte da questo miscuglio di genio e follia, e tra di loro una elegante signorina dello Yorkshire rimane piacevolmente stupita, la signorina Wharton. Quando la sua notorietà è ormai ben salda a Londra, il giovane Alexander viene richiamato al paese natio per la morte del padre...

La casa editrice Flower-ed (collana Five-Yards) ci permette di conoscere questo romanzo incompiuto (o incompleto, come leggiamo giustamente nella prefazione), di Charlotte Brontë, uno fra i quattro non terminati della nota e amata scrittrice di Jane Eyre: lo fa “per senso del dovere, per il riguardo che abbiamo nei confronti di quella piccola bimba, piccola signorina, piccola donnina infinitamente grande, grande nella sua ambizione”. Ed infatti, non potendo commentare più di tanto questi quattro capitoli ‒ che rappresentano un mero abbozzo di romanzo ‒ a noi pervenuti grazie alla ricerca ed al lavoro di Melodie Monahan, quanto più ci intriga e ci appassiona è proprio leggere i primi tentativi di Charlotte di diventare una vera scrittrice. In effetti, le pagine che riusciamo oggi a gustarci, pur lasciando trapelare un innegabile talento, sono dispersive nella trama, e non riusciamo ad inquadrare perfettamente la storia, il lettore non trova una guida. Ed è questo il bello. Quanti di noi hanno pagine e pagine scritte nel proprio cassetto e che magari sono state rifiutate da diversi editori? Ecco, lo stesso è accaduto a Charlotte, che ha permesso a personaggi del calibro del poeta Wordsworth di valutare il suo manoscritto ma, ricevendo più risposte negative, non ha comunque tentennato nei suoi propositi, ed ha continuato a scrivere e scrivere. Testarda e coraggiosa Charlotte, vissuta in una famiglia che ha dovuto subire numerose tragedie, ma che non si è arresa. Bellissima e ricca di aneddoti la postfazione a cura di Alessandranna D’Auria, traduttrice dell’opera.



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