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Silvia Portiño da tempo vive un amore tormentato con Alain D’Ivoire, sposato con l’italiana Giulia, che non manca di denigrare davanti alla sua amante, quasi come giustificazione del suo eterno patimento. È per la sua gelosia e per mille altri motivi che decide di mollarla e andare a vivere con Silvia. Almeno questo è quello che le racconta. Nell’attesa del suo arrivo lei pulisce e lucida ogni angolo di casa, acquista prelibatezze per festeggiare a cena, si prepara e si veste come piace a lui, tacchi alti e scollatura, anche se non si sente propriamente a suo agio. Le ore passano e Alain non arriva. Solo a notte fonda le invia un primo messaggio dove afferma di non aver avuto il coraggio di fare il famoso passo e confessare tutto alla moglie e si dispiace di essere così debole. Ma pochi minuti dopo invia un altro sms, molto più breve, quello dell’addio. Silvia quasi si sente male nel leggere quelle poche parole e si colpevolizza, anche se poi pensa che è arrivato il momento di pensare a sé. Prende tutte le squisitezze acquistate per accoglierlo e le butta dalla finestra, poi si infila un paio di stivali col tacco basso ed esce. L’aspetta Parigi, la meravigliosa città degli innamorati, dove ha scelto di vivere stabilmente, lasciando la sua Madrid, dopo la felice esperienza dell’Erasmus che l’aveva lasciata “con gli occhi pieni di polvere di stelle”. Nel suo futuro più immediato c’è un terapeuta con una strana modalità di cura: i libri e la lettura...

Quante donne vivono una situazione come quella di Silvia? Che sia un amante, un fidanzato o un marito, un uomo bugiardo trova sempre il modo di farla franca con la donna che lo ama in maniera incondizionata, perché le donne, per amore, non riescono mai a vedere le cose come stanno, trovano giustificazioni a ogni malefatta. E quante donne si danno la colpa di tutto quello che succede con il proprio partner, dandosi delle egoiste perché hanno reclamato attenzioni, amore, sincerità, ricevendo in cambio solo bugie, senza accorgersene? Una situazione più diffusa di quanto si possa pensare, quella descritta dalla scrittrice spagnola Sofía Rhei, anche se le soluzioni che individua sono a dir poco affascinanti. Intanto la protagonista del suo romanzo non si abbandona alla rabbia e al dolore, ma decide di pensare a sé, capisce che quello che le è capitato per l’ennesima volta è quasi una fortuna. D’altronde molte persone a lei vicine la accusavano di innervosirsi quando parlava del suo amante e che gli eventi di questa sua storia erano in grado di condizionare la sua vita, il suo lavoro, il suo rapporto con gli altri. Come in tutte le storie di questo genere, ci sono sempre i consigli di lasciar perdere, ma a differenza della vita reale, le suggeriscono una “terapia con i libri” che si rivela risolutoria per la dipendenza amorosa di Silvia. A pensarci bene, però, conosciamo tutti benissimo il potere di “perdersi” nella lettura di un buon libro e sappiamo perfettamente l’effetto benefico che ha.



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