Assalto alla Diaz

Assalto alla Diaz
È un sabato di fine luglio. A Genova scende la notte. Nell'aria c'è ancora un odore che sa di agitazione, stanchezza, lacrimogeni, grida. La manifestazione contro il G8 è finita da poche ore. Nel buio, una fila di blindati e macchine della polizia si dirige verso l'entrata della scuola Diaz. Il primo cancello si spezza, il giornalista inglese Mark Covell viene massacrato di botte. Sarà soltanto il primo di decine e decine di feriti, sorpresi per lo più nel sonno da reparti della forza pubblica, agenti in borghese, persone non meglio identificate che compiono un'irruzione nella scuola affidata al Genoa Social Forum, alla ricerca di fantomatici Black Bloc. Un assalto breve, violentissimo, che vedrà costole rotte, dita fratturate, teste spaccate, tanto sangue. Il bottino della polizia, presentato il giorno dopo ai giornalisti di tutto il mondo, sarà di alcune magliette nere, qualche coltellino svizzero, occhialetti da piscina e maschere da immersione marina, come a dimostrare la pericolosità delle 93 persone prima pestate e poi arrestate con l'accusa di associazione a delinquere. Ma anche le menzogne più grandi si infrangono miseramente nei dettagli. Sul tavolo della conferenza stampa, davanti ad un imbarazzato addetto stampa della polizia, ci sono anche due molotov. Sono state ritrovate in una via della città durante gli scontri e appositamente trafugate da alcuni funzionari per essere depositate alla Diaz durante l'irruzione. Forse gli occhialetti da piscina degli arrestati non costituivano un'arma abbastanza letale da mostrare ai giornalisti. Ma i contorni grotteschi di questa vicenda non si fermano qui: tra gli oggetti sequestrati nella scuola c'è anche la biografia del reverendo americano Jesse jackson, considerata un pericoloso documento eversivo...
Assalto alla Diaz
di Simona Mammano, in servizio alla Polizia di Stato da venti anni, non fornisce informazioni nuove sull'irruzione e gli atti di violenza compiuti dalle forze dell’ordine nella scuola dove dormivano alcuni manifestanti durante i giorni del G8. È, invece, una ricostruzione estremamente accurata dei fatti intercorsi nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, riportati attraverso gli atti giudiziari, le deposizioni di un processo iniziato - tardivamente - il 6 luglio 2005 e conclusosi nel novembre 2008, con le condanne inflitte ad alcuni dei protagonisti fra gli operatori di polizia: 35 anni e sette mesi in primo grado contro i 109 chiesti dall’accusa. Il pregio di questo libro risiede forse proprio nel criterio scelto per la narrazione: leggere le testimonianze dei protagonisti e delle vittime in forma di deposizione, senza alcun taglio da parte dell’autrice, non fa altro che accrescere l’incredulità e la rabbia per uno degli episodi più vergognosi nella storia recente della nostra democrazia, ormai così fragile ed evanescente. Scrivono i Pubblici Ministeri nella memoria conclusiva: "Si dimentica che nulla è piu eversivo per lo Stato che l'azione del rappresentante delle istituzioni che ne mina la credibilità".

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