Assassinio sull'Orient Express

Assassinio sull'Orient Express
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Non c’è posto questa notte per Hercule Poirot sull’Orient–Express. È appena arrivato ad Istanbul con il Taurus Express, ma un telegramma gli annuncia che deve rientrare a Londra e può farlo solo con quel treno. Solo l’insistenza di Monsier Bouc, membro del consiglio di amministrazione della Compagnie Internationale des Wagons-Lits  e suo carissimo amico, potrà permettergli di salire su quel treno stranamente tutto al completo: vagone di prima classe Istanbul–Trieste–Calais. Ad occuparlo ci sono uomini e donne di ogni nazionalità: c’è l’anziana principessa russa Dragomiroff che viaggia con la sua cameriera tedesca, Hildegarde Schmidt; ci sono i coniugi Andrenyi, conte e contessa ungheresi; c’è la missionaria svedese Greta Ohlsson; la giovane inglese Mary Debenham che lavora a Baghdad. E altri ancora, come quel colonnello dell’esercito inglese di ritorno dall’India. Tutte persone piuttosto schive e taciturne di primo acchitto, nota l’ispettore belga. Quando il treno in serata arriva a Belgrado, una neve fitta rende impossibile proseguire il viaggio e il treno è costretto a fermarsi per tutta la notte. Tutto intorno solo una coltre di neve. Al mattino, quando Poirot arriva nel vagone ristorante, il treno non è ancora ripartito e questo crea un gran subbuglio tra tutti i passeggeri che sembrano aver ritrovato la loro loquacità, forse per farsi coraggio l’un l’altro dato che sono fermi da ormai dodici ore. Mentre Poirot sta facendo colazione, Monsier Bouc lo raggiunge, bisognoso del suo aiuto: durante la notte è stato compiuto un omicidio, la vittima è il signor Ratchett, un ricco americano che dormiva nello scompartimento accanto a quello di Poirot. Ucciso con dodici coltellate, ognuna di intensità diversa. Il finestrino del suo scompartimento è stato trovato aperto, ma fuori non ci sono impronte impresse nella neve. Dunque, l’assassino di Ratchett deve per forza essere uno degli altri passeggeri. Per capire chi, Poirot dovrà intanto individuare chi era veramente Ratchett: il suo vero nome era Cassetti e in passato si era macchiato di un efferato crimine. Aveva rapito e ucciso una bambina, Daisy Armstrong, un delitto del quale in America si era parlato molto e che aveva destato sdegno nella pubblica opinione. Un delitto di cui molti passeggeri, seppur provenienti da nazioni diverse, sembrano essere vagamente a conoscenza…

Recensire un libro di un grande autore è sempre un’ardua impresa. Recensire poi il suo libro più celebre, un romanzo attorno al quale tanto si è detto e tanto si è fatto, lo è ancor di più - e un certo timore reverenziale si fa sentire. Chi non ha mai letto niente di Agatha Christie e vuole cominciare con Assassinio sull’Orient-Express lo troverà certamente acuto, chi già ha letto qualcosa resterà abbastanza spiazzato nell’apprendere l'insolita soluzione dell'enigma al centro del plot. Sia in un caso che nell’altro è impossibile non apprezzare la genialità che sta alla base di questo romanzo e della sua architettura. Scritto da Agatha Christie in una stanza (si dice la 411) dell’elegante e sfarzoso Pera Palas Hotel di Istanbul, costruito tra il 1881 e il 1891 appositamente per i passeggeri che sull’Orient-Express facevano il tratto Parigi–Istanbul, il libro non è 'soltanto' un esercizio di fantasia e acume da giallista, ma è zeppo di riferimenti storici e a fatti di cronaca: anche l’assassinio della piccola Daisy è verosimilmente ispirato a un fatto di cronaca nera realmente accaduto. Così come non è certamente un caso che la Christie abbia usato cognomi italiani per due suoi personaggi - tra i quali l’assassinato/assassino - che durante il periodo fascista sono stati censurati e cambiati in altre lingue. Perché leggere Assassinio sull’Orient–Express? Perché dietro a questa scrittura semplice, diretta e scorrevole, adatta ad ogni lettore, c’è una sensibilità acuta, una penna ingannevole e magistrale allo stesso tempo.



 

 

 

 
 
 
 

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