Astronave mercenaria

Astronave mercenaria
Cole, comandante dell'astronave da guerra “Teddy R.”, è infuriato. Qualcuno potrebbe farsi molto male: succede sempre quando il capitano è così. Stavolta lo scontro è stato molto duro, l'astronave ne è uscita a fatica riportando un sacco di danni. Oh sì! Qualcuno pagherà, dopotutto la colpa è solo di David, il mediatore, l'alieno che procura i contratti e stringe gli accordi con i clienti. David non ha considerato i rischi per la nave e l'equipaggio, è il momento di acchiapparlo per quel suo lungo collo verde e scrollarlo un po'. Prima la conta dei danni, però. Lo scafo esterno è da rattoppare, l'hangar delle navette potrebbe non resistere ancora per molto. Maledizione, serve un attracco sicuro in cui poter rimettere in sesto la nave e dare un po' di libertà alla ciurma. Cole è ricercato su tutti i pianeti della periferia, esattamente come la sua ciurma. Chi mai gli offrirebbe riparo e aiuto rischiando di essere attaccato dalla potente flotta repubblicana? C'è una sola opzione possibile: la Stazione Singapore...
Terzo libro del ciclo avventuroso dell'astronave Teddy Roosvelt e del suo eterogeneo e curioso equipaggio. Si tratta di un romanzo pubblicato in America nel 2007, dunque fra le ultime opere dell'attivissimo Resnick che dimostra ancora una volta di essere sempre ad alti livelli narrativi. Come nei precedenti episodi della saga, il romanzo propone al lettore puro entertainment. Space opera classica: avventura spaziale fatta di battaglie e intrighi, secondo la vecchia maniera dei maestri quali Hamilton, Williamson, Asimov. Poche chiacchiere, tanta azione. Lo spazio descrittivo qui è ridotto all'essenziale, i dialoghi la fanno da padrone e conducono per mano il lettore verso il vivo della trama in meno di una trentina di pagine. Da scrittore più che consumato, Resnick riesce a dare alle interazioni fra i suoi personaggi un ritmo molto scorrevole ma non giroscopico. Il lettore non ha mai la sensazione di stordimento da "spara e scappa", semplicemente si ritrova nel vivo della trama quasi senza sapere come. Tutto questo grazie ad uno stile più che asciutto, con descrizioni che raramente superano le dieci righe ma visivamente efficaci.

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