Athos

Athos
Disteso nel suo letto Athos può soltanto ricordare. Solo questo gli è concesso oramai, mentre la malattia lo sta inesorabilmente vincendo. Il tempo è finito purtroppo e non sa se riuscirà nemmeno ad avere mai più notizie di suo figlio Raoul, disperso chissà dove in guerra. Ma il ricordo è vivido e vola fino alla sua infanzia, quando non si chiamava nemmeno Athos e neppure Jean Loup, come i suoi solevano chiamarlo, ma per tutti era semplicemente Jean, il giovane figlio unico del conte de la Fère e della confidente della regina. Un'infanzia veloce, da predestinato, che lo aveva forgiato nel fisico e nella mente fino a che ancora giovanissimo si era imbarcato sul veliero francese Phantôme, dove, come tutti i giovani nobili del tempo, sperava di fare esperienza di vita e conoscere il mondo. E Dio solo sa se quell'avventura non aveva finito per segnarlo per sempre. Attaccata da due galeotte algerine infatti la nave era stata prima bombardata poi incendiata. In quel marasma lui era stato pugnalato ad una coscia e solo la prontezza di riflessi e la giovane età gli avevano permesso di gettarsi al collo del suo fido stallone Equus, non prima di aver liberato tra i fumi della battaglia l'intero branco di cavalli ormai imbizzarrito, gettandosi tra i flutti impazziti e perdendo istantaneamente i sensi. Al suo risveglio il giovane Jean scopre non soltanto che la morte è lungi dall'averlo vinto, ma che il destino con lui è solo all'inizio dell'avventura...
Alla veneranda età di 89 anni, il veneziano Alberto Ongaro, giornalista e scrittore – è stato per anni l'inviato de “L'Europeo” oltre che lo sceneggiatore delle storie a fumetti dell’amico Hugo Pratt - non ha certo perso la verve e la voglia di stupire. E stavolta lo fa mettendo in scena uno dei più amati personaggi d'avventura dell'intera scena letteraria mondiale. Quell'Athos, il più tragico e tormentato dei celeberrimi moschettieri di Dumas, che Ongaro non rispolvera ripercorrendo storie o avventure già battute nelle infinite rappresentazioni e rivisitazioni che la storia letteraria e non ha regalato ai quattro, ma cucendone su misura una ad hoc. Troviamo perciò il giovane Athos alle prese con un pericolosissimo intrigo – incarico nato dopo il rifiuto dello stesso di far parte addirittura del nobile Ordine dei Cavalieri di Malta – che lo porterà tra mille avventure e colpi di scena, a salvare dai sicari della Chiesa, nientemeno che Galileo Galilei. La vita, la morte, l'amore, la giovinezza, l'ineluttabilità del destino, l'onore: per tutti gli amanti della narrativa avventurosa “cappa e spada”, un libro impossibile da perdere.

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