Auto-pseudo-bio-grafo-mania

Auto-pseudo-bio-grafo-mania

Fa file da tutta la vita. Nulla di strano. Succede a tutti. E parlando con la gente che si trova riunita in una comune condizione di attesa ha imparato molte cose. Il primo incontro con la moglie avviene in fila. È lei che gli insegna ad aspettare il suo turno con pazienza. Più la fila è lunga più aumentano le possibilità di fare nuove conoscenze. Può tornare utile anche per le relazioni sociali. La conoscenza giusta, inoltre, può aprire tutte le porte. Anche quella del paradiso. Anzi, dei paradisi. Sulla Terra siamo miliardi, uno solo non può bastare… La letteratura è un mostro che inghiotte le teste degli scrittori, le svuota completamente, le riduce a una zucca vuota, da un minuscolo e invisibile forellino comincia a colare un flusso di parole che da microscopico si fa in breve burrascoso… Tutti sognano di finire almeno una volta nel paradiso dei VIP, e lui è certo che quella sia la grande occasione della sua vita, quella attesa da sempre… I soldi sono una cosa concreta, che quando ti manca te ne accorgi subito e quando ne hai da vendere e appendere non ti accorgi nemmeno che esiste, come la salute. Il tempo e lo spazio invece sono diversi: ma allora perché queste tre cose stanno assieme?... Non gli resta altro da fare che raccontare di lui. È facile parlarne come del suo migliore amico, specie dopo l’incidente, ma effettivamente non esiste definizione più appropriata. Il loro primo incontro si verifica sui banchi di scuola…

Dottore di ricerca in slavistica, traduttore (ha reso in italiano Pilch, Andruchovych, Schulz, Piątek, Lem e molti altri) letterario e non, saggista, collaboratore de “il Manifesto”, tra i fondatori del Laboratorio Aperto di Ricerca Poetica, appassionato di teatro, autore di due vocabolari, organizzatore di rassegne cinematografiche sia in Italia che a Varsavia, esperto di polacco, russo e ucraino, finissimo conoscitore delle culture che a quegli idiomi sono legate e dalle quali eredita il retaggio di una weltanschauung ironica e agrodolce, che sovverte l’abituale prospettiva dello sguardo per rivelare l’assurdità del reale, Lorenzo Pompeo in questa sua prima prova puramente narrativa – alla quale, nel corso degli anni, ne sono seguite altre – partendo dalla sua città, Roma, fondale e assieme protagonista, di cui molto sa e molto sa trasmettere al lettore, si muove con abile e agile sapienza a metà fra la ricerca del tempo perduto e la commedia umana. Non c’è infatti alternativa all’alienazione, al male di vivere, alla corruzione, alla decadenza, all’ipocrisia, alla marcescenza e alle mille sfaccettature dello svilimento di tutto ciò che ci circonda, che viene descritto attraverso un brillante e riuscito gioco di specchi e una prosa icastica, empatizzante, compiuta, se non lo sberleffo sardonico, onirico, surreale: Il dito magico, Auto-pseudo-bio-grafo-mania, che dà il titolo alla raccolta ed è dedicato ad Alf Bandinetti, Viaggio senza ritorno nel tubo catodico, Spazio tempo soldi, I primi sei passi, L’incidente, La confessione di un intellettuale, Il sindacato dei poeti, El gringo, Oggi sono nervoso, L’assistente sociale di Gregorio, L’aspirapolvere, Una domanda di lavoro, L’anima in bottiglia, Sette romanzi in pillole (in cui gioca con sinossi e incipit alla maniera di Hemingway, Calvino e Queneau) e Appendice n.1, a modo di un’introduzione sfatta e postfatta, sono frammenti perfettamente amalgamati, ritratti riusciti delle ossessioni, delle disillusioni e delle degenerazioni contemporanee.



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