Autobiografia di un artista burbero

Autobiografia di un artista burbero
I ricordi di un’infanzia in cui spicca la figura di un padre semplice di spirito, uomo prestante e simpatico, onesto e poco esperto nel condurre gli affari economici; ma anche più incline a soddisfare gli istinti sessuali che non i moti del cuore. E di una madre molto bella, elegante e raffinata, amante della lettura e musa del poeta bolognese Severino Ferrari; ma anche inadatta ad accudire alle faccende domestiche e perfino capace di abbandonarlo col il padre, nel momento in cui aveva scoperto di essere stata tradita da quest’ultimo. La rievocazione di un’adolescenza in cui egli assume la consapevolezza di quello che vuol dire essere figli di genitori ebrei, divenendo oggetto di scherno e vittima di pregiudizi da parte dei compagni di scuola e degli stessi insegnanti. Le prime recitazioni teatrali alla suola della Rasi, poi divenuto centro del GUF, in cui ottiene subito lusinghieri riscontri di critica. Quindi l’introduzione delle leggi razziali, che gli costano l’estromissione dal centro Sperimentale di Cinematografia e la dissoluzione del primo grande e vero amore della sua vita. Quello sbocciato a vent’anni per Giovanna, una splendida donna che rinuncia ai privilegi di una vita agiata per andare a vivere con lui, ancora giovane e squattrinato. Ma poi l’inattesa proposta di interpretare Bruto, in sostituzione di Rossano Brazzi, nel Giulio Cesare di Giovacchino Fozzano all’Arena di Verona. Debutto di assoluto successo, reso possibile dall’amico Gherardo Gherardi che gli prestò le cinquanta lire del biglietto ferroviario. E da quel momento l’assegnazione di altre parti, per rimpiazzare attori anziani e ammalati, di volta in volta con uno pseudonimo diverso per aggirare i veti razziali…
La lunga vita di una personalità come Arnaldo Foà non può essere riconducibile solo alla sua grandezza di attore, essendo stato anche scrittore e pittore apprezzato, scultore raffinato e poeta romantico. Un uomo combattivo e leale, che ha continuato a dichiarasi ebreo durante gli anni delle persecuzioni razziali, benché non abbia mai creduto né in Dio né nel concetto di razza ebraica. Un autentico intellettuale, lucido e geniale, sempre pronto ad assumere posizioni pubbliche ben definite, pur restando amico riconosciuto e stimato da uomini di qualunque orientamento politico e culturale. Amante incostante ma passionale di non poche donne. Più che un’accurata presentazione della vita e un’analisi della prestigiosa attività professionale di uno dei maggiori attori italiani di cinema e teatro, questa sua autobiografia tende piuttosto a ricostruirne il profilo umano e a collocarlo nella dimensione più intima. Là dove egli rievoca la maggior parte delle persone che hanno attraversato la sua vita, i sentimenti, gli umori, i pensieri, gli stati d’animo che hanno accompagnato il flusso degli anni, portando in luce tratti caratteriali ed episodi legati alla sua vicenda personale che non mancheranno di incuriosire ed appassionare il lettore. Non solo per i rigurgiti in larga parte inediti della sua memoria; ma soprattutto per la naturalezza e la spontaneità con cui riesce a far emergere e configurare, nella sommatoria degli eventi narrati, un personaggio anche umanamente fuori dalle regole e diverso dalla vulgata. Un uomo versatile e felice, benché non sempre a proprio agio nel suo tempo, anzi talvolta persino avverso nella sua olimpica serenità. Proprio come ha sempre usato fare per i personaggi che di volta in volta ha rappresentato sulla scena artistica.

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