Avventure tragicomiche di una supplente

Avventure tragicomiche di una supplente

La direttrice l’aveva avvisata: con il suo curriculum, avrebbe fatto meglio a non accettare l’incarico. Lì per lì la futura supplente si era indignata (“Ma come si permette?”), ma quando, a gennaio, inizia la sostituzione della collega assente per maternità, scopre che la direttrice è andata in pensione e che in realtà poteva permettersi, eccome, quel suggerimento e non certo per spaventarla, quanto per compiere una buona azione, facendole capire che non era il caso. Da gennaio a giugno, sei mesi di insegnamento da passare con cinque classi, di cui quattro del corso di Operatori Meccanici, con il 100% di frequenza maschile, con qualche extracomunitario. Insomma un istituto di formazione professionale, dove sono tutti, o quasi, aspiranti meccanici o, come dicono loro, “h’aspiranti mekkanici” o meglio ancora “h’as mekk”. Tutti da gestire e sotto tutti i punti di vista e lei li osserva, li ascolta, prende nota... Inevitabilmente, nonostante gli affronti e le parolacce, l’ignoranza e la scarsa voglia di imparare, si affeziona dei suoi allievi, perché, come sempre, dietro quei giovani sbruffoncelli, si nascondono dei grandi teneroni che la timidezza rende aggressivi e che, forse, hanno poco a che vedere con la scuola, ma di certo di motori ne capiscono più di chiunque altro! E poi la scuola dove fa la sua prima supplenza come “profe di lettere” è a portata di bici e tutte le proposte dei ragazzi non le fanno né caldo né freddo perché il suo cuore batte solo per il suo Gianpazienza, bibliotecario filosofo che lavora per una cooperativa. Da gennaio a giugno saranno per lei sei lunghi, intensi e indimenticabili mesi...

Né comiche né tragiche, quanto, più che altro, storie di “ordinaria follia” a cui c’è poco da aggiungere, se si ha ben chiara la situazione in cui versa la scuola nel nostro Paese. Per quanto riguarda il rapporto della supplente con le varie classi dove si ritrova a lavorare, c’è davvero poco di nuovo, nel senso che sono sempre le solite storie, viste e riviste in tv e al cinema. Le classi difficili che poi mostrano di avere un cuore di tanti film americani o le battute buffe di molte scuole di periferia di cui sono infarciti i libri italiani (come pure film e fiction). Idem per quanto riguarda quella che possiamo chiamare la “burocrazia” della scuola, fatta di tutt’altro che di capacità premianti. Quindi direzioni, uffici, segreterie, fax che si perdono, graduatorie che fanno disperare... è il mondo reale di questo specifico comparto, raccontato certamente con ironia e con un tratto veloce e facilmente leggibile, ma al tempo stesso incredibilmente vero e reale. Ed è bene precisare che non è la scuola che ci ricordiamo e che abbiamo vissuto da allievi, a meno che qualcuno di noi non abbia seguito anche la trafila dell’insegnamento e abbia così combattuto con graduatorie e difficoltà di vario genere, perché l’autrice, blogger e scrittrice bresciana, proprio questo ha fatto: una fotografia di un’esperienza vera, per la quale, nei ringraziamenti, si sente in dovere di rivolgere un pensiero proprio a studenti e colleghi per averle dato numerosi spunti che ha utilizzato nel suo libro.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER