Avviso di chiamata

Avviso di chiamata
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C’è qualcosa di folle nel fatto che Lou chiami al telefono la figlia dieci volte al giorno. E meno male che nella casa di riposo non ha l’apparecchio in camera. Ovviamente, dopo ogni chiacchiera col padre, Eve ha un passaggio obbligato con Georgia e Maddy, le sorelle: le stranezze del padre meritano di essere condivise. Qualcosa, nella testa di Lou, ha smesso di funzionare quando la moglie se n’è andata. Non è mai stata una madre affettuosa né comunicativa, questo almeno è il ricordo di Eve, ma per Lou la moglie era tutto. Dopo la separazione, tutto è cambiato, lui è cambiato, non è stato più molto in quadro con la testa, complice il ricorso troppo generoso all’alcool. Questa la ragione per cui, per sette anni, Eve ha deciso di tagliare i ponti col padre confidando nel fatto che le due sorelle, ciascuna con il proprio stile e coi propri tempi, se ne stessero prendendo cura. Le cose però cambiano, Georgia sta facendo una super carriera nell’editoria e Lou invecchia e, ai disagi prodotti dai trascorsi da etilista, si aggiunge qualcosa che ha a che fare con la lucidità, la presenza di spirito, la memoria. Il cervello di Lou si sta spegnendo ed Eve è chiamata di nuovo in causa, al fianco dell’ondivaga Maddy che, tra i mille orientamenti che ha provato a dare alla sua vita, si sta ora dedicando alla prova d’attrice in una soap. Ed ecco le dieci telefonate al giorno. Che poi, almeno tre sono uguali perché lui non si ricorda più di aver già chiamato. Un fastidio pazzesco dal quale ogni tanto lei evade sognando che lui non ci sia più…

Una bellissima storia familiare piena di ironia, di cinismo, di pragmatismo e (da qualche parte) di buoni sentimenti. La prospettiva è quella di Eve, la mezzana, stretta tra una sorella maggiore iper performante e strafottente, alla Miranda Priestly, e una sorella minore naif, ogni giorno buttata anima e corpo su un progetto diverso, uno più inconcludente dell’altro. Chi ha visto Scherzi del cuore da qualche parte ritrova lo schema della triade di sorelle unite dall’affetto, dalla competizione, dal telefono che permette di superare qualsiasi distanza e differenza, anche nelle scelte di vita. C’è tanta amarezza nel cuore di Eve ma anche la fermezza di non sentirsi inferiore a nessuno: la madre le ha lasciate quando erano ragazzine e il padre è fuori di testa ma non per questo i Mozell hanno diritto a meno rispetto o devono considerarsi un fallimento familiare. Dove i genitori hanno mancato, le tre donne sono comunque riuscite, facendo rete fra loro col filo del telefono. Una relazione fraterna che, come un paracadute affettivo, le ha traghettate verso l’essere donne e, nel caso di Eve, moglie e madre. Perché c’è questo di buono, nel romanzo: nonostante l’esperienza disastrosa dei genitori, intesi come coppia, i figli hanno continuato ad avere fiducia, chi in sé stessa, chi nel destino e chi (Eve) nella famiglia, dimostrando un’autonomia di pensiero e una resilienza notevoli. Una lettura piacevole, malinconica da qualche parte ma onesta anche nell’espressione dei sentimenti peggiori quindi, a suo modo, catartica.



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