Babyji

Babyji
Nuova Dehli, fine anni '80. Anamika Sharma, 16 anni, è un'adolescente matura e responsabile. Studentessa brillante, ha una passione per le materie scientifiche e cerca di applicare le leggi della Fisica alla vita di tutti i giorni e per rispondere a quesiti esistenziali tipo Cos'è l'amore? Quali sono i suoi confini? Cosa significa vivere a pieno la vita? Qual è lo scopo da perseguire nella vita? Un intellettuale può cedere completamente al piacere dei sensi? Come si sceglie fra i doveri imposti dalla società e le aspirazioni del cuore? Come si comporta una brava ragazza quando le sue avventure causano gelosie e dolore alle persone amate? La ragazza è l'oggetto del desiderio del suo migliore amico, Vidur, e soprattutto del padre di lui (che le regala il libro Lolita), ma è invece attratta dalle donne. Pensa di avere in sé il gene del lesbismo e sogna, da adulta, di vivere in un vero e proprio harem. Alla scoperta dell’amore e della sessualità (legge di nascosto il Kamasutra nel garage di casa), finisce con l’avere addirittura tre amanti: la compagna di classe Sheila - la ragazza più carina e desiderata della scuola, la cameriera Rani - una ventitreenne che Anamika e la sua famiglia hanno salvato dall’inferno di un marito violento, e un’adulta divorziata a cui lei da il soprannome India, con la quale vivrà esperienze conturbanti. Sullo sfondo un paese pieno di contraddizioni, diviso fra il tentativo di occidentalizzazione e il perdurare della divisione in classi sociali; un paese dove ancora sussistono barlumi di colonialismo e imperano matrimoni combinati, dove basta girare l’angolo per passare da un tranquillo paradiso a un bassifondo cupo e violento...
Babyji è il secondo libro della trentacinquenne indiana Abha Dawesar, quello che le ha dato la notorietà internazionale. Nonostante siano citati problemi sociali ed eventi politici, non è un libro di critica o di protesta, ma semplicemente lo spaccato di una società complessa che emerge dalla visione del mondo di un’adolescente immersa a sua volta nella realtà complessa tipica della sua età. Il racconto infatti è interamente in prima persona, quasi si trattasse di un diario della protagonista (nonostante non sia un libro autobiografico, come tiene a precisare l’autrice). La scrittura è scorrevole, fresca, “adolescenziale”. La capacità di adattare il proprio linguaggio alle caratteristiche e al punto di vista dei protagonisti è sicuramente uno dei principali pregi della Dawesar. Non mancano alcune situazioni stereotipate (il fatto che una ragazza usi abiti e profumi maschili non è necessariamente indice di una tendenza lesbica). Quello che invece manca completamente è la descrizione “paesaggistica” dei luoghi citati: sconsigliato quindi a chi considera la letteratura il veicolo prediletto per visitare paesi esotici e mondi lontani.

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