Baci scagliati altrove

Baci scagliati altrove

Mete è nel giardino della vicina di casa, ritenuta pazza da tutti. Dopo la solita bugia detta alla madre ha di nuovo varcato la siepe, ma stavolta lei non lo lascia giocare da solo. Lo invita infatti ad usare la carabina che lui nasconde in quel vecchio ripostiglio, a porre fine alla sua testarda ostinazione di uscire dal recinto delle costrizioni. Lentamente lo convince a caricare l’arma e a puntarla su quella tartaruga che lenta cammina… Ora che ha accompagnato i figli a scuola e posto in essere tutti gli adempimenti quotidiani, potrebbe anche riposarsi finalmente. Ma si ritrova in casa con quella misteriosa e vagamente inquietante scarpa gialla da donna. Di chi è quella calzatura, come può essergli successo di dimenticare di avere quel vistoso oggetto nel suo appartamento? Eppure ne è sicuro: prima di uscire non c’era, chissà come è arrivata sin lì. O magari si sbaglia, non ci aveva fatto caso… Il papà sta morendo, ormai non c’è dubbio. A così poco tempo di distanza dalla mamma, peraltro, analoga straziante fine. A poco valgono ormai i puntigliosi, riservati se non timidi resoconti medici. La fine è segnata. Ma quell’uomo cui si sente legato a doppio filo non ne vuol sapere di arrendersi. Purtroppo a volte il destino si fa beffe delle nostre forze e delle radicate convinzioni ed allora, vista la fine imminente, meglio godersi le varie irascibilità del genitore amato...

Malgrado il racconto sia un genere sostanzialmente inviso ai lettori italiani, diversi scrittori diventati ormai noti come romanzieri non lesinano a pubblicare proprie raccolte. Basti pensare a Michele Mari o all’ormai defunto Pontiggia, oppure al moloch Calvino. In questi casi capita spesso di incontrare testi sorprendenti, dal notevole spessore. È questo il caso, ancora una volta: troviamo infatti qui un Sandro Veronesi desueto e sorprendente, capace di dare intensità e ritmo a fugaci incursioni nel fantastico e nel surreale (a parte il famoso racconto iniziale dedicato al padre), denotando sempre quella prosa apparentemente senza sussulti ma che invece denota peculiarità mai liriche ma originali. I temi sono quelli usuali, a partire dal rapporto con la figura del padre, tra distacchi ed abbracci, andate e ritorni; oppure amori travagliati e crudeli, in cui l’incertezza e le debolezze sembrano prendere sempre il sopravvento. Quel che rimane è un senso di precarietà, ma il colpo di scena è la netta sensazione di riecheggiare alcuni abili maestri del genere come Kafka, Cortázar, Buzzati, con il medesimo intento di suggerire che la realtà non solo è complessa ma spesso inarrivabile, tanto da slegarsi dalla razionalità sfociando nel surreale. A suggellare la nostra innata debolezza e caducità nel comprendere.



 

 

 

 
 
 
 

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