Baciare uno sconosciuto a Central Park

Baciare uno sconosciuto a Central Park
Ibiza, 2006. Il silenzio fuori dal bar le rimbomba nelle orecchie, l’aria è calda e appiccicosa: si butta in mare vestita e nuota. È felice. La vita le ha dato molto di più di quanto potesse desiderare, ha amici che potrebbe sposare, per i quali darebbe la vita. Le stelle sopra di lei si stanno spegnendo e non vede l’ora che sia un nuovo giorno, perché prima dei trent’anni deve fare un sacco di cose: andare a letto con un misterioso straniero (se possibile, Javier Bardem), baciarsi in un limoneto fino a perdersi l’uno nell’altro e ubriacarsi con un liquore cremoso dal nome impronunciabile, diventare la regina del mambo, studiare una lingua straniera, cambiare la carta da parati in soggiorno, usare tutte e otto le lettere dello Scarabeo in una sola parola - “zizzania», per esempio, sarebbe eccellente -, baciare uno sconosciuto a Central Park…
Ognuno con tutta probabilità ha una sua personale lista delle cose da fare prima di una certa data. Per esempio, appunto, prima del compimento dei trent’anni, l’età che definitivamente almeno in teoria dovrebbe farti fare il salto senza ritorno nel mondo degli adulti. Finisce il tempo dei giochi, comincia per certi versi la vita vera. E liste come queste magari si possono guardare con tenerezza, dopo qualche tempo. Sogni ancora un po’ infantili, l’ultima partita prima di relegare il Subbuteo in cantina, di metter via i giochi, canterebbe Ligabue. Ma c’è anche chi a quell’appuntamento non arriva, e allora è il momento del ricordo. Come Friends in tv, Il grande freddo ha fatto scuola al cinema, fino al delizioso Piccole bugie tra amici, e l’atmosfera di questo romanzo lo ricorda compiutamente. Sentimentale ed emotivo, si legge con facilità.

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