Baffi

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Parigi, anni ’80. Lui è molto peloso. Porta i baffi da moltissimi anni ma non sopporta la barba né la ricrescita azzurrina dei peli sul viso, quindi ha preso l’abitudine di radersi due volte al giorno, la mattina e il pomeriggio appena tornato dal lavoro. Uno di quei pomeriggi, mentre si sta radendo nella vasca da bagno e intanto contempla la sua giovane e bella moglie Agnès attraverso il vapore profumato, le chiede oziosamente cosa ne penserebbe se lui si tagliasse anche i baffi. Non è una domanda oziosa: sono sposati da cinque anni e la moglie non l’ha letteralmente mai visto senza baffi, l’uomo quindi ha paura di non piacerle, completamente sbarbato. Agnès sorride, minimizza e annuncia che sta uscendo per fare qualche rapida compera, esortando il marito a sbrigarsi perché sono attesi a cena dai loro amici Serge e Véronique. L’uomo rimane da solo seduto nell’acqua calda e schiumosa a rimuginare per un po’, poi decide di fare una sorpresa alla moglie: si taglierà i baffi. Forbici, schiuma, rasoio ed ecco dopo pochi minuti apparire il suo vero viso allo specchio dopo tanti anni. Chissà che faccia farà Agnès al suo ritorno! Si veste di tutto punto, si cosparge il viso di bruciante dopobarba e l’accoglie alla porta. La reazione della moglie però è lontanissima da quella che lui si aspettava: Agnès infatti pare non accorgersi del cambiamento. Un po’ offeso un po’ divertito, l’uomo decide di fare finta di nulla anche lui. I due vanno a cena dagli amici ma incredibilmente anche Serge e Véronique non fanno nessun commento. Deve essere una specie di scherzo, evidentemente si sono messi d’accordo per farsi beffe di lui, ma non è per nulla divertente. Più tardi, durante il viaggio in automobile verso casa, l’uomo rinfaccia alla moglie la cosa, scatenando un inquietante litigio. Agnès smentisce tutto e anzi giura che lui non ha mai portato i baffi. Lui insiste e lei scoppia a piangere. Cosa diavolo sta succedendo?

Baffi è il terzo romanzo firmato da Emmanuel Carrère, datato 1986, che vent’anni dopo è diventato un film diretto sempre dallo scrittore parigino (in inglese e francese con lo stesso titolo del libro, da noi tradotto con l’infelice e roboante L’amore sospetto). È la storia di un uomo qualsiasi che ‒ a partire da un evento tutto sommato banale (anche se le questioni del genere sono assai meno banali di quanto non sembrino) ‒ si vede costretto a compiere un viaggio da incubo, dentro se stesso e intorno al mondo, per trovare conferme alla sua sanità mentale, che però di fatto esclude quella di chi lo circonda. E viceversa, in un gioco di specchi e di interruttori ON/OFF in cui Carrère argutamente coinvolge anche il lettore, che leggendo non sa a chi deve dare retta, qual è la verità e quale l’illusione. La ricerca affannosa da parte del protagonista dei suoi baffi tagliati nella spazzatura è l’immagine più riuscita e più carica di simbolismi della prima parte del romanzo, un surreale apologo sull’identità che però lentamente ma inesorabilmente vira verso il noir psicologico. Da Magritte e Ionesco si passa a Pierre Boileau e Thomas Narcejac senza soluzione di continuità: c’è davvero un complotto in atto? È solo uno scherzo di cattivo gusto o un crimine premeditato? Chi ha ragione? E, in definitiva, esiste una verità chiara e conoscibile o siamo tutti ostaggi dei narratori e del loro punto di vista?



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