Ballando nudi nel campo della mente

Sono i primi anni ottanta, ed è mentre guida sulla Highway 128 nella contea di Mendocino, afflitto dal caldo di un torrido maggio, con Jennifer che sonnecchia sul sedile accanto, i pensieri distratti da visioni di filamenti di DNA, che all’improvviso lo coglie un’idea illuminante. È la strada che conduce alla PCR (Polymerase Chain Reaction). La sensazione è che quella scoperta cambierà tutto, eppure alla Cetus Corporation, società per cui lavora, la faccenda è accolta in modo tiepido. I mesi successivi sono costellati da alti e bassi, la storia con Jennifer va a rotoli, la ricerca sulla PCR va a rilento, il solo a supportarlo è l’amico Ron Cook, fondatore della Biosearch. Occorre aspettare il 16 dicembre 1983 perché il primo esperimento abbia successo. Nel 1992 ottiene il Japan Prize, soldi e prestigio, ed è durante il viaggio in Giappone che ha il privilegio di chiacchierare con l’imperatrice. Ne resta affascinato. Che altro può volere? Naturalmente si merita il Nobel, ha tutto il diritto di vincerlo e il Premio Nobel per la Chimica arriva proprio nel 1993. Indimenticabile la telefonata che lo sveglia all’alba il 13 ottobre per annunciarglielo. Le aspettative di una vita si concretizzano, sua madre non può che essere orgogliosa di lui. In fondo è cominciato tutto da un regalo ricevuto a Natale: il Piccolo Chimico. Kary e i fratelli avevano la possibilità di giocare e fare tutto ciò che desideravano utilizzando ciascuno un ripostiglio personale, un luogo in cui giocare con la corrente elettrica a soli sei anni e far saltare l’impianto di casa. Ma il meglio è arrivato frequentando la Dreher High School, con il libero accesso al laboratorio di chimica. Erano gli anni sessanta, non c’erano restrizioni e il concetto di pericolo era molto diverso. Nessun divieto di maneggiare sostanze chimiche o restrizioni per l’acquisto di materiale da laboratorio e se qualche prodotto era introvabile o costava troppo bastava produrselo nel garage di casa. Qualche esplosione, un po’ di gas che aleggiava fino al giardino dei vicini…

“Io sono nato alle 17.58, ora di Greenwich, del 28 dicembre 1944 a Lenoir, Carolina del nord. E questo vi fornisce più informazioni su di me di quelle che potete trovare in questo libro”. Kary Mullis (1944 – 2019), ritiene di avere intrapreso la carriera scientifica stimolato dall’entusiasmo per avere giocato da bambino col Piccolo Chimico, ma anche per essere nato sotto il segno del Capricorno. È sempre stato un fervente sostenitore del metodo scientifico – senza prove sperimentali non c’è scienza, ma opinioni – e riteneva al contempo di avere incontrato un’entità aliena nel bosco della sua tenuta a Mendocino, lungo il fiume Navarro, l’entità aveva le fattezze di un procione luminoso. Ha sempre contestato che HIV e AIDS fossero collegate, non riteneva possibile l’esistenza del buco nell’ozono a causa dell’inquinamento umano e pensava che astrologia e psicologia dovessero supportarsi a vicenda nella cura della psiche. Senza paura di farsi nemici ha criticato l’ingerenza dei media e degli sponsor nella ricerca scientifica: se girano soldi sono loro a dettare le regole. Ha amato profondamente la biochimica, strumento utile a scoprire come aiutare le persone, come funziona il corpo umano e come aggiustare ciò che non va. Tra i suoi interessi le donne –la più amata Nancy, l’ultima moglie, a cui è dedicato il libro –, il potere della mente, l’LSD, di cui ha sempre caldeggiato l’uso. Ha praticato il surf, sport per cui ha nutrito una passione immensa, fino al 2005, quando un ictus ha danneggiato la sua capacità di stare in equilibrio. In questo volume di memorie, esperienze, desideri, stravaganze, pubblicato nel 1998, emerge un uomo intelligente, sensibile, complesso, contraddittorio. Uno scienziato sostanzialmente razionale, ma attratto dall’irrazionale e imponderabile, capace di raccontare sé stesso e il mondo in cui ha vissuto con lucidità, senza pretese di inculcare lezioni, ma con il consiglio di vagliare le informazioni con spirito critico, perché l’interesse degli uomini sarà sempre orientato dal denaro. Nel 2015 ha partecipato al Festival della Medicina a Bologna, dove ha spiegato la tecnica della PCR da lui inventata, una procedura che permette la clonazione di DNA in vitro, a fini di studio e cura. In una delle ultime interviste ha dichiarato che i dubbi morali in merito alla ricerca genetica sono comprensibili e a volte ne ha avuti lui stesso, ma ha sempre avuto consapevolezza che nulla potrà fermare la scienza e la volontà dell’uomo di progredire. Kary Mullis ha lasciato il segno, ha contribuito allo sviluppo della genetica, ha infastidito la comunità scientifica e ha conquistato i suoi obiettivi. Ha vissuto con passione. Questo libro è fondamentale per comprenderne la personalità.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER