Ballata

Il padre l’ha perso per un incidente in barca a vela quando era ancora un ragazzo. Ma questa disgrazia paradossalmente ha portato la famiglia Pommeroy a essere più unita delle altre. Lui, sua sorella Diana e i suoi due fratelli Chaddy e Lawrence ormai sono adulti, vivono sparsi per gli Stati Uniti con le loro famiglie e le loro carriere, ma quando si ritrovano tutti insieme a loro madre a Laud’s Head, nella loro vecchia villetta sulla spiaggia di un’isoletta del Massachusetts, tutto sembra tornare indietro nel tempo e anche se non sono “una famiglia importante”, i Pommeroy quando si riuniscono hanno l’illusione di essere unici. Sono quattro anni però che Lawrence, il fratello minore che fa l’avvocato in una ditta di Cleveland, non si fa vedere. Così, quando si viene a sapere che trascorrerà una decina di giorni a Laud’s Head dalla madre, gli altri membri della famiglia decidono di convergere nel Massachusetts… Jim è nel New Hampshire da una settimana, ma ancora non si è abituato al silenzio della campagna, lui che tutto l’anno è circondato dal rumore e dal traffico congestionato della città. Si sveglia presto la mattina, chiude lentamente le imposte per non svegliare la moglie e scende piano le scale fino al pianterreno della grande villa di sua suocera. Le domestiche lo attorniano subito per sapere cosa vuole per colazione e Jim si fa coccolare un po’ a malincuore. Il sole d’estate splende già forte, in quella luce pare “che nulla possa andare per il verso sbagliato”. Sente in lontananza sua suocera che battibecca con il giardiniere, Nils: lui preferisce le verdure da orto, lei i fiori. Ogni sera Nils si presenta dalla cuoca con un cesto di verdure lamentandosi che non se ne consumano abbastanza… Jim e Irene Wescott sono sposati da nove anni, hanno due bambini piccoli, vanno a teatro (soprattutto a concerti) in media 10,3 volte l’anno e hanno in comune la passione per la musica classica. Amano ascoltare la radio insieme appena possono, hanno “un vecchio apparecchio molto sensibile, imprevedibile e irreparabile”: quando non si sente bene, Jim è solito dare un colpetto sul fianco della radio, a volte funziona. Ma una domenica pomeriggio, nel bel mezzo di un quartetto di Schubert, la radio di rompe definitivamente. Jim promette a Irene di comprargliene una nuova, e in effetti dopo pochi giorni uno scatolone con il nuovo apparecchio viene consegnato ai Wescott. La radio è enorme, di radica e con tante manopole, a Irene non piace ma quando la prova scopre che è potentissima e il tono della musica è più pulito. Il pomeriggio seguente la donna si appresta a godersi un quintetto di Mozart che ama molto quando ode strani crepitii e fruscii, anzi sente nella radio i rumori e le voci che arrivano dagli appartamenti vicini. Curiosa, si mette ad ascoltare…

I racconti di John Cheever, scritti nell’arco di trent’anni e raccolti integralmente per la prima volta in un omnibus da 900 pagine che si è aggiudicato il Premio Pulitzer nel 1979 (per poi cadere immeritatamente e incredibilmente nel dimenticatoio come il suo autore fino agli ultimi anni), sono stati successivamente – soprattutto in Italia – spezzettati in più di un volume da più di un editore. Contestualmente alla uscita dell’edizione economica dell’omnibus in cartaceo, Feltrinelli nel 2014 ha realizzato anche quattro ebook per la collana ZOOM che contengono tutta la narrativa breve dello scrittore di Quincy. In ognuno – e questo primo non fa certo eccezione – sono presenti veri e propri gioielli di quello che Elmore Leonard ebbe a definire “il Čechov dei sobborghi”. Come quella del suo contemporaneo Richard Yates, la narrativa di Cheever si concentra pressoché su di un unico soggetto, la middle class americana. Sono storie realistiche (con una notevole eccezione, la “fantascienza” di Una radio straordinaria) e malinconiche come è la vita: storie di famiglie e di matrimoni, storie di rancori e di silenzi, di amori e disamori, di rimpianti e di ricordi, di pianti e di sorrisi. Una vita “di impossibile semplicità”, come lo scrittore definiva la sua, che invece tanto semplice non era, sotto l’apparenza di una borghesissima pace, dati il suo alcolismo e la sua segreta bisessualità. La maestria e la sensibilità di Cheever riescono – con un’abilità che fa rimanere a bocca aperta – a caricare di significati le azioni e le parole dei suoi personaggi. Le loro storie diventano così le nostre storie, anche se nessun particolare in realtà coincide esse parlano (anche e soprattutto nel “non detto”) un linguaggio universale, fatto di emozioni trasparenti, bellissime ma anche dure e fredde come diamanti.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER