Ballata di un amore incompiuto

Ballata di un amore incompiuto
Siamo in Abruzzo. Qui vivono Azaka e Mariagrazia, una coppia anomala per i criteri degli abitanti di Borgo delle Cipolle, paese in provincia de L’Aquila. Nel piccolo borgo di provincia, infatti, i commenti sulla coppia, formata da un immigrato e un’italiana, sono di due tipologie: nascono o dalla curiosità benevola o dalla maldicenza, comunque nessuno rimane  indifferente davanti alla ventata di novità portata dai due.  In ogni caso, il proverbio “moglie e buoi dei paesi tuoi” troppo spesso riecheggia nelle viuzze del Borgo. Ma le voci, le convenzioni, le tradizioni non fanno alcuna presa su Azaka e Mariagrazia, che continuano ad amarsi aspettando l’arrivo del primo figlio. Una notte però mentre i due favoleggiano sul proprio amore, terribili scosse fanno tremare il letto e i loro cuori: sono le prime avvisaglie del terribile terremoto che avrebbe ridotto la città in frantumi. Sulle prime i due pensano che il peggio che può capitare è morire l’uno nelle braccia dell’altra. Presto però pensieri più crudeli prendono forma nella mente di Azaka, che rianima la passata esperienza da terremotato nel suo Paese natale…
Si anima così la storia narrata da Dalembert, capace di suscitare ancora oggi angoscia e terrore nel ricordo di quel  6 aprile 2009 che tramutò L’Aquila in un ammasso di macerie. L’approccio è piuttosto originale: dalle prime frasi del libro ci si rende subito conto della tragedia che sta per essere narrata, ma che prende forma solamente in maniera progressiva, attraverso frammenti di vita che hanno come epicentro la mente di Azaka. Più si avanza con la lettura più si scopre il passato di Azaka, l’extracomunitario giunto in un’Italia ancorata alle sue tradizioni che lo osserva con diffidenza attraverso un occhio popolare e un occhio politico. Proprio l’evoluzione della situazione di Azaka in Italia permette all’autore di produrre delle pagine eccellenti, a volte persino comiche, sull’atteggiamento degli italiani nei confronti dello straniero. C’è poi naturalmente il terremoto, che fa vibrare il libro di una particolare enfasi. Un solo dubbio resta aperto: per quale motivo uno scrittore haitiano dovrebbe narrare un terremoto avvenuto in un Paese non suo, quando non a molta distanza di tempo anche il suo Paese è stato vittima dello stesso flagello? Forse perché vuole tentare di far comprendere agli europei  la profondità di una tragedia comune a tutto il mondo, e ci riesce senza cadere nella trappola dell’eccessiva drammatizzazione.

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