Bambini nel tempo

Bambini nel tempo

Così piccolo e amato, così desiderato. Eppure ammalato. Gravemente, in maniera perfino imbarazzante, finché l’imbarazzo lascia il posto all’immane dolore della morte. Come fa il padre ad affrontare questo baratro? E come fa ad aiutare Elena, sua moglie, la madre? Forse un soggiorno al mare, lontano da quella casa vuota, può aiutare, sollevare. Elena si sta trasformando in una creatura sconosciuta e incomprensibile, quasi spaventosa. Pazza? Antares non può credere che 15 anni d’amore e di vita insieme possano essere spazzati via. Il conforto, come sempre nella sua vita, gli viene dal suo porto sicuro: la letteratura. Per un bambino perduto, un bambino glorioso ma di cui non si sa nulla, dall’infanzia misteriosa e quasi negata: Gesù. Che bambino era? Com’era sua madre? Con chi giocava, qual è stata la sua prima parola? Un’infanzia ritrovata, anzi ricreata, accompagnata da poderose e mistiche visioni. Che possano essere di sollievo almeno per Helena, col suo pesciolino in grembo e un padre indefinito? Creta porterà incontri e, forse, consiglio…

Poche righe e dall’ameno quadretto familiare si precipita nella tragedia. Perdere un figlio, quale peggiore baratro si può immaginare? Il dolore ha mille colori, investe così intimamente che nessuna previsione è possibile. Se l’intera persona umana è rimessa in discussione, ancor più pericolante la situazione in una coppia. Il dolore erode, come la salsedine del mare. Il mare, l’acqua: ecco l’impalpabile e quasi magico collante delle tre sezioni del romanzo, acqua che fa nascere, acqua che battezza, acqua che lava, acqua che salva. La prosa è quasi poesia, la narrazione è piena di piani che s’intrecciano e si rincorrono, la costruzione è complessa ma sempre così piena di sentimento da non scoraggiare mai. Come nel caso di Gesù. Facile sarebbe annodare il tema del dolore al conforto mistico. Qui no, qui Gesù non è il Salvatore ma un bambino. Elena perde la ragione perché perde il suo bambino. Helena fugge a Creta per ritrovarsi col suo bambino. Poi c’è la scrittura che, come l’acqua e come il mare, salva. È molto laica la riflessione di Salmòn, tutta umana ma mai arida: per una vita che muore, una vita nasce. Un inno alla speranza.



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