Barzellette per miliziani

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Ci troviamo in un luogo indefinito presidiato da miliziani, una parte del mondo di cui ignoriamo la situazione geopolitica alla base del conflitto. Un ragazzino racconta la sua vita familiare scandita dalla paura che i miliziani possano continuare a percuotere suo padre fino ad ucciderlo, pretendendo, inoltre, che racconti loro delle barzellette dopo i pestaggi subiti. Il figlio vorrebbe procurargli un occhio di vetro per salvarlo, immagina che se avesse il volto sfigurato e pauroso lo lascerebbero in pace, come accade per la maggior parte dei mutilati di guerra... Un macellaio impostore vuole diventare matador facendo pratica con le mucche del macello. Muore di vergogna per essere stato battuto da una vacca e risorge deperito per togliersi una spina dal piede che gli impedisce un sereno trapasso, gettando nel panico la famiglia già rassegnata al lutto, che deve vendere l’unico condizionatore di casa per consentirgli un’adeguata nutrizione… Un vecchio lavora in un bar di Beirut, girando tutto il giorno la manovella di un grammofono fino a che una bomba non spazza via il locale, lasciandolo sepolto sotto le macerie. Il vecchio sopravviverà, ma gli amputeranno le braccia e questo lo renderà cinico e ostile verso i suoi familiari, specie il figlio, che si è rifiutato di cedergli un braccio proprio… Un ragazzino si ritrova unico sopravvissuto in un cinema bombardato insieme al suo orsetto di peluche con la tasca piena di formaggini. Di tanto in tanto, una mucca passeggia tra le poltrone sventrate della sala, lui la osserva con simpatia, finché non scopre che appartiene ad un miliziano: inizierà allora a torturarla per vendicare la strage compiuta…

In una escalation di nonsense, schegge di umorismo nero, situazioni grottesche sviscerate fino ai massimi sviluppi parossistici, troviamo tra i protagonisti dei racconti che seguono: un grumo di sangue tenuto sotto formaldeide da una coppia, che lo considera un figlio abortito e ne festeggia perfino il compleanno; un toro, al contempo voce narrante; un vecchio che trasforma gli oggetti in biscotti giganteschi e un nano guardone - il mio preferito - che gioisce degli amplessi altrui. Barzellette per miliziani, libro d’esordio di Mazen Maarouf, scrittore libanese nato da profughi palestinesi e attualmente stabilitosi a Reykjavik, è una raccolta di storie non proprio agevoli nella lettura, che si compone di frammenti quotidiani, distorti in una chiave surreale, onirica, a tratti magica, legati dallo sfondo della guerra. Idealmente potremmo dividerla in due gruppi: nel primo sono comprese storie di guerra, narrate dal punto di vista di un ragazzino, e sappiamo quanto i bambini, attratti dai dettagli raccapriccianti, sappiano ben restituire quasi con candore: il macabro, l’orripilante, il mostruoso. In un secondo gruppo potremmo ricomprendere quelli con voci narranti adulte, dove sono più smaccate le evoluzioni narrative surreali, i tratti onirici distorsivi della realtà, l’inventiva tendente al fiabesco, che qualcuno potrebbe accostare persino al realismo magico. Nei primi, la guerra resta solo uno sfondo, nel quale la quotidianità si dipana, eppure se ne percepisce tutta la brutalità, attraverso immagini ed atmosfere talmente disturbanti da evocarne lo scempio, la mutilazione, la desolazione. Il lettore avverte il terrore per le bombe, anche quando legge del grumo di sangue in barattolo esposto nel salotto della coppia disturbata, perché ogni immagine conduce per associazione alla morte, anche per il tramite di un umorismo dissacrante che si fa breccia, a tratti perfino tra i cadaveri. In verità alcuni racconti sono meno riusciti di altri, più sfilacciati nel nucleo evolutivo, ma le immagini si rivelano pur sempre potenti, restano impresse, continuando quel lavorio nella mente del lettore che diventa tarlo. Questa parrebbe la forza narrativa di uno scrittore vincitore dell’Al Multaqa Prize, il maggior premio letterario arabo dedicato ai racconti. Un buon esordio, di certo non commerciale.

LEGGI L’INTERVISTA A MAZEN MAAROUF



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