Beata gioventù

Beata gioventù

Olga Massone ha una passione per l’enigmistica. Si cronometra i tempi in cui completa le parole crociate, così, come una sfida con sé stessa. Finito il suo schema, quella mattina le cade l’occhio su un annuncio de “Il Secolo XIX”… potreste avere delle ricchezze in cantina, dice l’annuncio. Lo sguardo le si posa su uno di quegli orrori che sono più o meno in tutte le case: una teiera enorme, di peltro, che il compianto marito Oscar sosteneva provenire da casa Savoia e ci teneva moltissimo, ma essendo appunto compianto e non più in grado di godersela, Olga decide che portarla a valutare non è per niente una cattiva idea. Arrivata in via XX Settembre – centralissima strada di Genova – con la sua teiera in un capiente sacchetto, scopre che l’annuncio devono averlo visto in tanti. La sede di “Arte e Antichità” infatti è piena di gente con in mano gli oggetti più disparati. Olga individua la stanza dove entrare e trova un posticino per accomodarsi nell’attesa del suo turno. Guardandosi intorno, vede, in attesa vicino all’ufficio numismatica, la sua amica Anna Pessagno. L’ha vista circa due settimane prima, al centro anziani “La gabbianella”, che frequentano entrambe. Incuriosita dalla coincidenza le chiede cosa ci faccia lì e la donna tira fuori dalla borsa una bustina contenente una moneta d’oro, datata 1864. La moneta appartenuta al marito Ermanno ha una lunga e “misteriosa” storia, è stata custodita per anni e solo quando ormai l’uomo non era più in grado di muoversi aveva ricevuto la notizia che il proprietario era morto e aveva quindi deciso di venderla. Dopo la morte del marito, però, Anna non ha avuto né il coraggio né la necessità di farlo. È indecisa, non sa se vendere il caro ricordo o tenerlo, ma far fare almeno una valutazione in fondo non costa nulla. Avuta la valutazione della sua teiera (cento miserabili euro) Olga sta per andarsene piuttosto scocciata, quando le viene in mente di essersi accordata con Anna per andare insieme a farsi un tè, la vede ancora seduta dov’era prima, si avvicina. Anna però non prenderà più nessun tè, sotto le mani intrecciate si sta allargando una macchia di sangue, Anna è stata uccisa e la moneta è sparita…

La quarta di copertina lo definisce “Una commedia poliziesca saporita avvincente e delittuosamente spassosa”. Forse un pochino troppo eufemistica come definizione, o per meglio dire, vagamente ingannevole per chi si aspetta un poliziesco, ancorché divertente. Il morto c’è per carità, ed è anche un morto ammazzato, ma tutto quel che segue come indagine è decisamente debole (la polizia e le forze dell’ordine sono praticamente assenti). Se invece si cerca una commedia con improbabili assurdi nonnetti che organizzano la qualunque, si mettono in situazioni anche pericolose cercando di incastrare il cattivo che loro, a differenza della polizia, hanno individuato, questo è il libro che fa per voi. Un piacevole divertissement sopra le righe, con passaggi e momenti surreali. Personaggi che suscitano simpatia, un po’ come accadde per il centenario che saltò dalla finestra, ve lo ricordate? Lui incontrava presidenti generali e ci prendeva il caffè, i nostri eroi invece – capitanati dall’ultrasettantenne Olga – affrontano, alternandoli a giochi di carte e sfide enigmistiche, criminali efferati, rischiando anche parecchio, ma con una vivacità e una forma fisica (vagamente incredibili in certi punti a dire il vero) da fare invidia a dei trentenni. Una scrittura leggera ma mai sciatta o poco attenta e quindi tutto sommato la poca “credibilità” delle vicende passa in secondo piano.



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