The Beatles. Yeh! Yeh! Yeh! Testi commentati. 1962-1966

The Beatles. Yeh! Yeh! Yeh! Testi commentati. 1962-1966
Scrivere un altro libro sui Beatles. Scontrarsi con quel mostro pop che da sempre sono stati - perché classici e quindi immortali - i fab four è un’impresa titanica. Due le probabili opzioni: l’enciclopedismo accademico o la creatività fantasiosa. In questo nuovo saggio, Padalino, giornalista e critico musicale italiano per numerose testate, si concentra sul periodo iniziale degli scarafaggi e intraprende un detour che con i professori universitari ha poco con cui spartire. Critica rock allo stato puro, come insegnava il buon vecchio Lester Bangs. Come dice il sottotitolo dell’opera, il contendere sono i primi quattro anni in cui si afferma il verbo. Da ‘Please Please Me’ a ‘Revolver’, sette album che contengono molti dei singoli di successo, gli standard su cui si è costruita la fortuna disco-video-mediatica del gruppo più famoso (ovviamente insieme ai Rolling Stones) della storia del rock…
La tattica analitica riflette solo nel titolo le vecchie pubblicazioni Arcana, con la lista dei testi delle canzoni e la traduzione a lato, che negli anni Ottanta/Novanta ci hanno consegnato interi corpus di star del pop; prima di internet e di Google Translate, generazioni di melomani hanno mandato a memoria le canzoni dei loro idoli consultando proprio quella collana che ha reso così meritorio e famoso il lavoro della casa editrice romana. Ma oggi ovviamente i lettori sono più scafati e non basterebbero i bignami a soddisfare l’appetito dei fan. Come dare qualcosa di più su un tema arcinoto com’è il text book di John Paul George e Ringo? Aggiornandosi. Padalino lo fa accostando la biografia ai testi, rivisti con la mente 2.0 che è necessario avere oggi, lo scarto che ti fa analizzare i padri con le armi dell’incrocio di fonti disparate ma sempre puntate a scavare a fondo sulle famose cinque w del buon giornalismo (musicale e non solo). Refrain epici del tipo ‘Love Me Do’ o ‘Please Please Me’ intervallati da citazioni filmiche di Tarantino o da post su blog adolescenziali; colmare l’abisso tra Twist And Shout e Amici della De Filippi non è facile, ma è lecito. Citi la minigonna di Mary Quant accostata allo speed dating in rete, gli emo e Alice nel paese delle meraviglie, il caschetto (anche di Caterina Caselli), le milleseicento cover di Yesterday, i trip di LSD che aprono nuovi mondi (ereditati in parte anche dalla fantascienza di Philip K. Dick), la psicoanalisi, gli articoli di Repubblica e ti accorgi che dopo quasi cinquecento pagine non hai detto che un briciolo di quello che ti è passato per la mente. In fondo però sei riuscito a farci amare ancora una volta quei giri di chitarra, basso e batteria che ci hanno aperto mondi, fatto ridere, piangere e innamorare, in una parola: vivere. A quando il secondo volume?

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