Bellezza rossa

Bellezza rossa

Santiago di Compostela, Spagna, primo luglio 2017. Il dottor Connor Brennan Cabaleiro, psichiatra di origine irlandese rientrato in Galizia da tre anni, ha una bella gatta da pelare: il dottor Adrián Valiño, del presidio ospedaliero universitario di Santiago, gli ha chiesto di prendere in carico il caso di Lía Somoza – pittrice ed artista famosa, eccentrica, piuttosto fuori di testa e con precedenti di depressione – che ha tentato il suicidio, con ferite da taglio ai polsi, solo pochi giorni dopo l’omicidio della nipote Xiana Alén. È stata proprio la zia a trovare, la sera di San Giovanni, il corpo della nipote, riverso sul pavimento della sua camera da letto, diciannove metri quadrati interamente ricoperti di sangue, “neppure un centimetro sfuggito al liquido rosso”, con la gola tagliata, come fosse una macabra coreografia. E ora Lía, con quel tentativo di suicidio che sa tanto di confessione, è tra le principali sospettate dell’omicidio. Lo sa Connor, che teme quindi che avere in cura la donna significhi sorbirsi la polizia e rilasciare dichiarazioni alla stampa. E lo sa bene Santi Abad, ispettore di polizia, mentre spiega a Connor, appunto, che al momento del delitto nella lussuosissima e blindatissima villa degli Alén Somoza, erano presenti solo sei persone, riunite a cena: i genitori Teo e Sara; Lía, la gemella di Sara; la vecchia zia Amalia e una coppia di amici e vicini di casa Fernando ed Inés. Poiché non sono stati rilevati segni di effrazione, solo uno di loro può aver ucciso Xiana. Ecco perché Santi ha tanta fretta di interrogare Lía Somoza, ma la sua richiesta si scontra con la reticenza dello psichiatra, che ritiene che, per preservare l’integrità psichica della sua paziente, un interrogatorio ora sia assolutamente fuori luogo. Sarà senz’altro sua cura avvisare l’ispettore non appena riterrà che la signora Somoza sia in grado di sostenere una conversazione con lui. Non è certo la risposta che Santi avrebbe voluto ricevere, anzi si sente un po’ imbrogliato “come un turista davanti ad un banchetto con il gioco delle tre carte”, ma capisce di non avere margini di manovra. D’altra parte può cominciare con gli interrogatori degli altri sospettati…

Dopo Lasciate un messaggio dopo il segnale, tradotto e pubblicato in Italia nel 2018, Arantza Portabales, scrittrice galiziana con studi giuridici alle spalle, cambia completamente registro e regala un romanzo noir di grande effetto, tanto da consacrare l’autrice come la “nuova signora” del noir spagnolo. E gli elementi di un buon noir in effetti non mancano: l’indagine investigativa condotta dall’ispettore Santi Abad – uomo intelligente e ruvido con un passato difficile – e da Anna Barroso, l’agente più sveglia del commissariato, verso la quale Santi prova stima e non solo, viene condotta con precisione e puntiglio, impegnando i due in una lotta tra la ricerca della verità ed una trama tessuta di bugie. Bugie, sì, perché niente in questa storia è ciò che sembra e nessuno dei sospettati è in realtà chi sostiene di essere. Chi può aver ucciso in modo così cruento una ragazza di quindici anni, in maniera premeditata, creando “una scena teatrale, uno di quei quadri esposti nei musei. Una vera opera d’arte”. E soprattutto perché? Gelosia, soldi, sesso: qual è il movente che può spingere un genitore, un parente, un amico ad arrivare a tanta efferatezza? Un groviglio di intrighi familiari – dipanati a poco a poco da un narratore in terza persona, interrotto a volte dal racconto in prima persona di Lía, sospettato numero uno ed unica voce in grado di mostrare al lettore lo speciale rapporto che esiste tra due sorelle gemelle – che conducono ad un epilogo ad effetto, con tutti i sospettati riuniti, in pieno stile Agatha Christie con il suo Poirot. Con un ritmo narrativo in crescendo, una solida struttura ed una scrittura incalzante, la verità – in questa storia di sospetto, di colpe, di false apparenze, ma anche di arte e bellezza – si fa strada con l’intensità di uno schiaffo in pieno volto e ci lascia il sapore dolce ma insaziabile di una ciotola di ciliegie… rosse, appunto, come la bellezza.



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