Bestiole e bestiacce

Bestiole e bestiacce
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La relazione tra lo scoiattolo e la tamia va alla grande, a dispetto di chi li vuole separare. Sono simili in fondo, condividono le stesse passioni. Il jazz, ad esempio. Anche se la tamia, in realtà, non sa proprio cosa possa essere il jazz. Forse qualcosa di terribile? Una perversione? Un sinonimo di “comunismo”?... Una tartaruga, un rospo e un papero in fila si lamentano dell’incompetenza degli impiegati dell’ufficio reclami. Il papero gliele ha cantate l’ultima volta e gli hanno dato dell'incivile! Anche al rospo è capitato, allo sportello c’era un serpente nero. Avrebbe dovuto dare un pugno a quel serpente maleducato, anzi, prima avrebbe dovuto cavargli gli occhi... Il migliore amico della topolina è senza dubbio il cucciolo di serpente del grano che ha salvato quando era solo un ovetto. È il suo fedele “compagno rettile”. Gli ha dato una casa, amore incondizionato, gli procaccia ogni giorno cibo vivo: viscidi ranocchietti e piccole talpe... La cornacchia un po’ invidia la vita dei ruminanti. Niente nido, niente preoccupazioni, niente scuola a casa, erba a volontà. Certo, a patto di tollerare il fatto di essere un po’ scemi e sempre imbrattati di cacca. Mentre pensa a tutto questo, vede un agnellino appena nato che poppa. Attacca bottone con la mamma pecora, lodando il neonato: “Maschietto o femminuccia?”... La pappagalla fa la giornalista – più per l’alcol gratis che per soldi, ama puntualizzare –, scrive per la sezione “Vita” del quotidiano “L’aquila”. Robetta da poco, ma stavolta ha un’occasione per alzare il tiro. È stato nominato direttore del Museo delle Belle Arti cittadino un maialino panciuto vietnamita. La pappagalla pregusta già il titolo: “il Museo delle Belle Arti si tinge di giallo”...

Egoisti ed egocentrici, violenti, ottusi, volgari, lecchini, ciarlatani, razzisti, bugiardi, fanatici, ignoranti, spietati. Questo e molto altro sono gli animali del succinto bestiario firmato da David Sedaris. Un libro brevissimo in cui il celebre umorista statunitense prova a cimentarsi con una delle forme-racconto più antiche, amate, usate e bistrattate di tutti i tempi, la fiaba. Stravolgendone, beninteso, i termini e le convenzioni senza scrupoli, dando vita ad un piccolo universo animale che gronda veleno da tutti i pori. Le bestie di Sedaris sono calate in un mondo perfettamente civile all’apparenza, brutalmente marcio nella sostanza. Mentono per il proprio tornaconto, mortificano la diversità. E quel che è peggio: si sentono sempre nel giusto. E alla stregua di un mantra se lo ripetono, come fa la cornacchia in procinto di commettere un’atrocità: “Quel che va fatto, va fatto”. La brevità della fiaba permette all’ironia al vetriolo di Sedaris una concentrazione assoluta, a tratti quasi fastidiosa e tendente all’eccesso, che impelliccia e mette alla berlina i comportamenti più miserabili e meschini dell’uomo moderno. Nota di merito per le deliziose illustrazioni di Ian Falconer – noto per la serie della maialina Olivia e già collaboratore di Sedaris per la realizzazione del set teatrale dei suoi Santaland Diaries – che contribuiscono ad esaltare il tono grottesco della raccolta. Un libriccino cattivo, cattivissimo, in cui il cinismo di Sedaris, in altre sedi più misurato e gustoso, è spinto al suo limite massimo. Cosa rimane a fine lettura? Riso amaro, un lieve disgusto dato dalla certezza di poter dare un nome tutto umano e contemporaneo alle bestiacce che popolano queste sedici non-fiabe, una certa disillusione. Il lieto fine non esiste. E la morale, se di morale si può parlare, vorrete non averla mai ascoltata.



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