Bevi qualcosa, Pedro!

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Il primo impatto con la dura realtà della vita lo ha a scuola, in prima elementare, nel suo primo compleanno trascorso sui banchi, il 21 marzo. “Che giorno è oggi?”, chiede la maestra a tutti i bambini e lui con molto orgoglio alza la mano. Conosce la risposta: è il suo compleanno! Alla pronta risposta, però, il giovane Tullio si rimedia un ceffone e un rimbrotto: il 21 marzo è semplicemente il primo giorno di primavera! Negli anni successivi, ma sempre a scuola, alle superiori per la precisione, si mostra in tutto il suo splendore la sua tendenza alla “clonazione”, quella particolare attitudine di individuare le caratteristiche delle persone e di imitarle perfettamente. E in effetti rifà, in maniera identica, la Comelli, prof di chimica, dall’incedere “andreottiano” e dalla “voce fessa”. Solo che viene scoperto dalla stessa insegnante, che senza pensarci troppo lo consegna al preside con un pacchetto di 3 giorni 3 di sospensione. La massima autorità della scuola non può che confermare la “vacanza forzata”, ma aggiunge un consiglio (perché probabilmente sta ridendo sotto i baffi): quello di intraprendere la professione dell’attore-comico-imitatore. Anche don Giorgio, della parrocchia di Sant’Ilario (Genova), dove Tullio abita con i genitori, ha capito tutto e a ogni gita gli affida l’intrattenimento dei partecipanti nel pullman. In coda o nei posti davanti, poco importa: resta comunque a fare tutt’altro, mentre i suoi amici si danno da fare con le ragazze...

La precisazione che fa Solenghi già dalla copertina del suo libro è d'obbligo “Più che un’autobiografia, un’autotriografia”. Soltanto a leggere il titolo sembra quasi di sentire la voce di Anna Marchesini che ne dà milioni di sfumature e intonazioni diverse! La storia è quella di Tullio Solenghi, certo, sin dalla nascita e dalle prime esperienze scolastiche, ma poi inevitabilmente diventa anche la storia di Solenghi-Lopez-Marchesini, tanto quell’esperienza è stata forte e importante (come d’altronde è, anche nei ricordi dei telespettatori e dei loro fan). Con il passare delle pagine di questo memoir scritto con la verve che contraddistingue il bravo attore genovese di certo si ride, ma si scoprono anche particolari interessanti e si ha anche l’occasione di riflettere su vari aspetti di una vita che tutti immaginano di paillettes e lustrini. Come dicevano le nostre nonne, “non è sempre oro ciò che luccica” e quella che vediamo oggi essere una carriera sfolgorante e di sicuro soddisfacente, ha avuto il suo bel periodo (e pure lungo, tra l’altro) di stenti, di prove, di “buchi”, di sofferenza. Beh, sì, certo, poi è arrivato il Trio a riscattare una gavetta lunga e complicata in giro per l’Italia. Forse, tanto per capirci qualcosa, è il caso di citare il primo contratto di Solenghi con lo Stabile di Genova: 3 anni e mezzo a 6.500 lire al giorno (paga da allievo) e presenza muta (senza alcuna battuta da recitare) in tutti i lavori ai quali prese parte, affiancando, però, il gotha del teatro italiano, da Lina Volonghi ad Alberto Lionello, da Tino Buazzelli a Lucilla Morlacchi. Ma senza fiatare.

LEGGI L’INTERVISTA A TULLIO SOLENGHI



 

 
 
 
 

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