Biancaneve

Biancaneve

Biancaneve non vive più nella casetta nel bosco, i sette nani (che non hanno più i nomi della favola) sono sette uomini con cui convive in assoluta libertà sessuale, scrive poesie erotiche (“oscene” a detta dei nani) e, di base, si annoia. Questa sorta di “comune” sopravvive economicamente grazie al lavoro dei sette conviventi che consiste sostanzialmente in due attività: lavare palazzi e “oltre a lavare i palazzi noi produciamo omogeneizzati, omogeneizzati cinesi : BABY BOW YEE (tocchetti di maiale e legumi cinesi), BABY DOW SHEW (tofu ripieno di luccio tritato)”. I palazzi (e il loro lavaggio), oltre a garantire sostentamento, “sono inoltre i luoghi ideali da cui osservare le ragazze, quelle alte piattaforme ondeggianti in legno” che, per maschi ad alto tasso di testosterone qual loro sono, appare come un gradevole effetto collaterale. Si diceva di una Biancaneve annoiata, al punto tale da dover frequentare (in duplice senso) uno psichiatra, il quale però la offende definendola “priva di interesse”, sostenendo altresì che le loro sedute terapeutiche non sono effettuate per i soldi ma “per il sollazzo”. Da qui, la ragazza ventiduenne inizia la sua crescita personale sentenziando di essere “stanca di essere solo una cavallinga”. Tra le varie avventure di Biancaneve e gli ex-sette nani si intersecano le vicende amorose di Jane e Hogo di Bergerac, e di Paul...

Biancaneve è la seconda opera di Donald Barthelme, pubblicata nel 1967 (la prima fu una raccolta di racconti Ritorna, dottor Caligari. 1964). Su Mangialibri trovate la recensione a Dilettanti pubblicato sempre da Minimum Fax nel 2015. Nato nel 1933 a Philadelphia e scomparso nel 1989, del suo romanzo Fernanda Pivano scrive in Libero chi legge : “Barthelme aveva trasformato la fiaba classica di Biancaneve in un storia postmoderna, cioè basata sull’assurdo e sui temi della controcultura degli anni ’60”. Cosa c’è sotto la storia trash (nel senso più positivo del termine) di questo libro, storia che non ha una trama vera e propria, che inizia e si spezza ritornando al lettore con situazioni completamente diverse da quella lasciata? È solo una parodia divertente (e assicuro che si ride, in maniera intelligente e non banale), un divertissement pieno di nonsense che predilige il segno iconico, il suono anziché il senso? Intanto, ci sono alcune tematiche proprie della “rivoluzione” degli anni 60: la “cavallinga” stanca di essere un oggetto sessuale e quindi le rivendicazioni femministe, la libertà sessuale e il concetto di “comune” (Biancaneve vive con 7 uomini e pratica il sesso libero), l’uso di sostanze allucinogene (il racconto del nano che si fa di droga e sproloquia sulla giraffa è un colpo da maestro). E poi la linea narrativa, che è linea instabile anche attraverso i giochi di parole e i collage di stampo surrealista, le citazioni colte o il linguaggio alto e i rimandi ai prodotti dei supermercati, i termini francesi. Il genio di questo schivo scrittore americano che, insieme a Coover e Don de Lillo viene considerato il precursore della narrativa post-moderna, ci ha donato un libro che è una testata d’angolo della letteratura americana e mondiale.



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