Biglietto, prego

Biglietto, prego

C'è questo ospizio comunale, il Pelagallo, dove una volta a settimana il ragazzino e Marina vanno per far visita a qualche vecchio. Ci vanno in treno. Tutti i giorni, anche se è brutto tempo, e Marina sembra sempre preoccupata di arrivare in orario, ma a lui non dice mai per far cosa. Il treno è di quelli vecchi, puzzolenti e talmente lenti che il ragazzino può contemplare dal finestrino la campagna che pian piano diviene mare o ricordare che la prima volta che ha visto il Pelagallo, quando vi è morto dentro suo nonno... C'è l'uomo che sale sul vagone della metro per il solito viaggio quotidiano. Prende posto accanto al corpo di un'adolescente in decomposizione a cui l'unica cosa che ancora le brilla addosso è lo scintillante apparecchio per i denti. In fondo al vagone intanto il ministro non smette di raccontare barzellette mentre tre ragazzini che fumano canne stanno infastidendo l'attrice incinta intenta a trovare il più esotico dei nomi per il suo nascituro... E c'è l'uomo imbottigliato in autostrada con bottiglia di whisky sotto il braccio e figlio piccolo accanto, che prova a dimenticare lo sfacelo a cui sta andando incontro la sua famiglia...
Ventuno racconti brevi, brevissimi che accompagnano altrettante fotografie - o viceversa -, di viaggio. Questa l'idea di fondo delle due anime di questa bella raccolta, il curatore Alex Pietrogiacomi e il fotografo Gianluca Giannone. Immagini e parole per un viaggio lungo ventuno fermate, dove gli stili degli autori, come colori sulla tavolozza finiscono per fondersi in un'unica e spesso amara tinta. Perché le storie raccontate sono specchi e metafore dell'esistenza precaria di ognuno di noi, tra treni persi o troppo affollati, binari morti o dimenticati, vagoni zozzi o decadenti. Un unico velocissimo tour andata e ritorno su e giù per lo stivale – seppur le due location cardine siano Roma e Milano – nato, come racconta lo stesso Pietrogiacomi,  dopo l'odissea di un viaggio Roma-Fiuggi trasformatosi in un calvario estivo dai toni vagamente sudamericani. Un libro piccolo e potente con ottime firme all'interno e impreziosito da prefazione e postfazione rispettivamente di Filippo Tuena e John Vignola.

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