Binario morto

Binario morto

Stazione di Flogny, tra Tonnerre e Digione, Francia. Nella notte estiva, umida e scura, la fabbrica di fine secolo dietro la stazione appare ancor più tetra. Le pensiline pallidamente illuminate sono vuote e silenziose. Il vice-capostazione cerca di colpire con il tampone a inchiostro una mosca fastidiosa e ogni colpo mancato lascia un timbro sullo scrittoio. È appena transitata l’automotrice Laroche-Digione con soli tre passeggeri, è quasi l’una e tra poco passerà il “Marsigliese”, dopo il vice-capo potrà riposare per mezz’ora in attesa del “Fiandre-Riviera”. Un fischio avverte l’arrivo del treno che sfreccia sferragliando rumorosamente. Poi uno schiocco. La porta a vetri dell’ufficio esplode, vetri ovunque. Paura e sorpresa, forse un cretino si è divertito a lanciare una bottiglia, si spazzola da qualche frammento e esce per valutare i danni. Un corpo d’uomo accasciato in maniera innaturale è davanti alla porta…

 

 

Binario morto è un thriller nato per gioco, firmato da J.B. Nacray ‒ pseudonimo dietro al quale ci sono Daniel Pennac, Patrick Raynal e Jean-Bernard Pouy. Il romanzo è una sorta di staffetta narrativa nella quale ogni autore scrive alternativamente un capitolo, con tre protagonisti molto ben caratterizzati e una schiera infinita di altre figure surreali e divertenti. Il ritmo narrativo è incalzante e sebbene in qualche punto l’intreccio sia forzato e reso confuso dalla presenza di troppi personaggi e particolari significativi, la trama semplice (talvolta addirittura scontata) è nel complesso accattivante. È stato sicuramente difficile per il traduttore riproporre in italiano i giochi di parole e le invenzioni linguistiche grazie alle quali il testo originale in francese acquista estrosità e divertimento, tuttavia il risultato è abbastanza bizzarro da essere fedele alle intenzioni degli autori. Un romanzo kafkiano con in più un tasso d’azione inverosimile, tanto sangue da sfiorare lo splatter e raffinati risvolti politici.



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