Biribi

Biribi
Corpi ricoperti da vermi e ammassati in fosse puzzolenti, uomini un tempo umani ora ridotti a bestie, emaciati, mani e piedi legati a grosse catene e gettati in fossati senza bere, perché l’unica razione dovuta è una zuppa (e che zuppa, acqua calda con un bocconcino di carne grande quanto un pollice e sul fondo due pezzi di pane completamente disciolti nella brodaglia) ogni due giorni. Fermi immobili per scontare la loro pena, tra il puzzo di marcio: anche gli uomini scadono quando sono costretti a cacarsi nelle mutande già luride poiché impossibilitati ad alzarsi. Queste barbare condizioni venivano inflitte un secolo fa nelle cosidette 'compagnie di disciplina' francesi, le famigerate Biribi. I volontari o gli uomini di leva che commettevano anche piccole infrazioni incorrevanno in queste multe da scontare in posti sperduti, in deserti enormi, dove nemmeno gli scarafaggi sono commestibili. Questo è ciò che accade al giovane e sfaccendato Froissard. Finito il liceo il nostro protagonista decide di arruolarsi volontariamente nell’esercito francese per proteggere le colonie orientali dell’impero. Ma ben presto il ragazzo si accorge di non essere portato all’ubbidienza e alla disciplina e il suo comandante decide di punirlo con due anni di fermo nelle compagnie di disciplina. Il ragazzo dovrà ben presto fare i conti con la sua forza di volontà, conoscerà Queslier, un altro povero soldato anch’egli punito con l’inferno ed insieme cercheranno di superare le punizioni inflitte loro dagli stupidi “chaouch”, gli ufficiali che hanno il potere di vita o di morte sui loro soldati...
Il termine Biribi può far pensare a una stupida filastrocca o una formula magica, ma a pronunciarlo nessun mago farà comparire un coniglio dal proprio cilindro. Per decenni i soldati francesi inviati a colonizzare il Nord Africa e il Medio Oriente erano disgustati ed impauriti al sol pensiero di finire in una di queste compagnie: le Biribi erano truppe speciali, i soldati che contravvenivano a qualche stupido comandamento del codice penale venivano inviati in avamposti spettrali a finire ciò che rimaneva della loro leva. Cosa accadrebbe se il giovane Holden si fondesse con il conte di Montecristo? Di sicuro ne uscirebbe fuori un mezzo farabutto, un giovane sfaccendato che non sa cosa farne della vita. Questo è il ritratto del protagonista del romanzo, nonché dell’autore. Biribi è un romanzo autobiografico e all’epoca della sua prima edizione fu considerato scandaloso, tanto che tutte le copie del libro furono distrutte, il governo francese non poteva ammettere di riservare un trattamento così “speciale” ai suoi soldati. Uomini che venivano maltrattati, costretti a correre per quaranta chilometri di seguito senza un goccio d’acqua, che non avevano abiti estivi ed erano costretti ad indossare lisi pastrani grigi, che sudavano e non potevano lavarsi. Le razioni alimentari erano ridotte all’osso e nei tre anni di leva la loro paga veniva intascata dai sergenti. Biribi lascia qualcosa dentro, un macigno bollonte, la gola secca, le dita tremolanti. È duro pensare che questa sia una storia vera, che ragazzi appena ventenni venissero trattati così da loro coetanei, che gli ufficiali fossero così ciechi, sordi o stupidi da non ascoltare le loro minime richieste. Froissard/Darien riesce a superare tutto questo, finisce i suoi due anni di detenzione nelle compagnie disciplinari e ritorna a Parigi, metterà per iscritto le sue fresche esperienze e ne uscirà questo romanzo, una poderosa invettiva contro il suo governo, la stupidità degli alti ufficiali e l’ignominia che dovevano sopportare i soldati semplici. A Parigi vivrà di espedienti, tra ladri e prostitute (scriverà un altro libro di successo, Il Ladro, proprio grazie a queste esperienze borderline), e si porterà per sempre dentro il fardello astioso di quegli anni di prigionia.

 

 

 

 
 
 
 
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