Blasfemo!

Blasfemo!

Waleed Al Husseini, ora al riparo dalle persecuzioni dovute all’essersi professato ateo nel proprio Paese di origine, racconta la propria infanzia in Cisgiordania in una famiglia musulmana moderata. Per la madre e il padre la religione costituiva una linea rossa invalicabile, un tabù assoluto al pari della sessualità. Fu a scuola che Waleed cominciò a nutrire dubbi in ordine al cosiddetto “libero arbitrio” dell’uomo rispetto a Dio e i dubbi lo condussero ad essere punito dal professore di scienze islamiche che gli ordinò, di prostrarsi a terra e fare la preghiera. Il professore aggiunse che con quelle domande inopportune aveva bestemmiato e che doveva chiedere perdono a Dio. Visto che a scuola non trovava risposte coerenti, Waleed cominciò a frequentare le biblioteche pubbliche e ad indagare in Rete per cercare risposte ai propri interrogativi esistenziali. Al liceo ottenne il massimo dei voti ed ebbe accesso all’università arabo-americana di Jenin. Approfondendo le opere dei filosofi occidentali, leggendo le teorie evoluzionistiche di Darwin, il giovane comprese ben presto che fino ad allora era cresciuto in un limbo pieno di tabù dai quali voleva liberarsi. Così cominciò a frequentare i social, a sviluppare serrati dialoghi sia con imam e sia con sparuti giovani arabi atei come lui. Nel clima di insicurezza che regnava in Cisgiordania a causa dei conflitti interni allo stato palestinese, Waleed decise di aprire un profilo Facebook e pubblicare post dichiaratamente contrari alla religione musulmana imperante. All’inizio del 2010, all’età di 24 anni, divenuto professore al liceo di Jenin, alle tre del mattino venne avvicinato da due agenti e portato in cella…

Il libro di Waled Al-Husseini, ateo convinto e sostenitore della necessità che il pensiero laico si diffonda anche nei Paesi a maggioranza musulmana, sovverte dei principi consolidati e mostra all’occidente che il mondo arabo-islamico non è un monolite indifferenziato, intollerante e privo di aperture verso una meditazione filosofica di tipo “illuminista”. Per contro, proprio la singolarissima vicenda umana dell’autore, residente nei territori palestinesi, quindi in una regione che più di ogni altra risente di ferite e lacerazioni provenienti dalle imposizioni del vicino Israele, mostra che i dubbi e le speculazioni intorno alla necessità di un credo religioso, così come si sono presentate in occidente agli albori della rivoluzione francese diffondendosi nell’intera Europa, si presentano oggi tra i giovani musulmani che anelano ad una libertà di pensiero alla quale il mondo occidentale è oramai assuefatto. Oggi la difficoltà per un giovane residente in un Paese islamico di professarsi “ateo” o di convertirsi ad altra religione è determinata dalla condanna che subisce per il reato di apostasia, e per il conseguente impatto che la scelta determina sull’identità personale e sull’appartenenza ad una determinata comunità osservante. Il precetto islamico prevede che tutti gli esseri umani nascono musulmani, nel senso etimologico di sottomessi a Dio, e l’Islam rappresenta la religione naturale di ogni uomo. L’apostasia è dunque considerata un vero e proprio tradimento, un crimine contro la società, una ribellione alle tradizioni oltre che alle leggi. Ovviamente considerare l’uscita dall’Islam come un reato rappresenta una violazione dei principi di libertà di coscienza e religione, garantiti in diverse dichiarazioni internazionali sui diritti, e per questo motivo l’autore sceglie il rifugio in Francia, stato laico per eccellenza. E tuttavia nel Paese d’adozione, nella patria dei diritti, Waleed viene ostracizzato dai connazionali e subisce le conseguenze dell’essere un pensatore indipendente. Anche all’estero i legami comunitari si manifestano massimamente attraverso le pratiche religiose e l’obbedienza ai precetti coranici. Ecco pertanto l’importanza dello scritto biografico di Waleed, che nasce sì da un intimo bisogno di chiarezza ma anche dalla riflessione che nel mondo globalizzato e al fine di vincere i fanatismi, occorre operare per la diffusione di un pensiero indipendente da condizionamenti religiosi.



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