Bloodyline

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Alessio è ormai un ometto, come ama definirlo papà Salvo, detective burbero ma efficiente. Per il suo decimo compleanno, lo sguardo del bimbo intento a leggere sul suo e-reader si posa sul nuovo regalo di papà, un regalo che non avrebbe mai potuto immaginare. Parcheggiata sul portico, ritta sul cavalletto laterale c’è una bicicletta rossa, la Red Flash Cross, il suo sogno proibito. Proibito perché Alessio sa bene che dovrà prestare più attenzione degli altri bambini e non dovrà solo stare attento alle macchine, ai passanti e a non tombolare rovinosamente in terra. Anche una sbucciatura al ginocchio per lui può essere fatale e infatti mamma Antonia non esita a mostrare le sue perplessità in presenza del figlio, facendolo sentire ancora una volta fragile e diverso. Salvo non vuole che la gioia si trasformi in tristezza, e liquida il tutto bruscamente, dicendo che ormai Alessio è sufficientemente grande per poter badare a se stesso. Ecco, si può dire che quello è stato l’inizio di tutto: la carta da gioco fissata con una molletta al telaio della bici per fare più rumore possibile, l’imbragatura protettiva stile Rollerball e il primo incontro con lui, il Mostro di Sangue, una presenza che non smetterà mai di tormentarlo…

Torna in libreria per la collana Medical Noir di Ink Edizioni Gianfranco Nerozzi, prolifico e dotato autore che nel corso degli anni si è ritagliato uno spazio decisamente importante nel pantheon della letteratura del brivido nostrana. Bloodyline, riedizione aggiornata e ampliata di un romanzo del 2007 scritto originariamente come cadeau per una importante casa farmaceutica e ripubblicato in digitale dalla purtroppo defunta Mezzotints, conserva tutti gli ingredienti che hanno fatto di Nerozzi un vero maestro dell’horror. La storia ha quale tema centrale una malattia particolare e rara, l’emofilia, caratterizzata da una difficoltà nella coagulazione del sangue. Il decenne Alessio Michelis, protagonista della storia, è affetto da questa malattia e sarà proprio tramite il sangue che scoprirà di poter avere visioni particolari, una sorta di ponte sull’immediato futuro in cui sangue chiama sangue, una linea ematica pericolosa e rivelatrice che riguarderà omicidi, legami familiari e il grande tema della crescita attraverso il dolore. Come uno dei suoi dichiarati maestri – Stephen King, esplicitamente omaggiato anche qui con il giovane protagonista che, in sella alla sua “Rossa”, non può non ricordare il Bill Denbrough di It e la sua “Silver” – l’autore non segue un singolo filone di genere, ma contamina e ri-contamina, cita, ri-cita e si auto-cita, diffondendo l’infezione verso generi quali il giallo, il medical, il thriller e il romanzo di formazione. Il risultato è vincente anche in questo caso, mantenendo in equilibrio intrattenimento e introspezione e lasciando il lettore soddisfatto e appagato. Missione compiuta.



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