A bocca chiusa

A bocca chiusa
Ha solo dieci anni quando vede il nonno spezzarle le mani. Sta disegnando su un foglio con un pennarello rosso mentre l'uomo con un movimento secco ha appena girato il polso di sua moglie sbattendolo violentemente contro la vetrata della porta che divide le due stanze. Il crack dell'osso che va in frantumi per lui è quasi più assordante del frastuono del vetro che esplode. Sua nonna non ha battuto ciglio, però. È corsa immediatamente in bagno senza fiatare. Anche lui ha dovuto istantaneamente riabbassare lo sguardo sul suo disegno per non incrociare gli occhi dell'orco. Il nonno è diventato così da quando quella dannata malattia gli ha praticamente rotto la schiena togliendogli in un attimo la libertà e il suo amato camion. È allora che si è trasformato in una bestia impazzita. E toccherà proprio a lui in quella maledetta e torrida estate dei suoi primi dieci anni, con la mamma costretta fuori per lavoro, fare i conti con quella rabbia cieca, con quel rancore, con quella cattiveria sadica e sconsiderata. Fino all'ultimo giorno delle vacanze estive, un giorno che cambierà per sempre il corso di tutte quelle storie...
Stefano Bonazzi, giovane artista ferrarese 'scoperto' da Gianluca Morozzi - con cui ha mosso i primi passi in alcune antologie - fa il suo esordio come romanziere con un testo che contrariamente al titolo lascia lo spettatore a bocca aperta. Un noir familiare intensissimo, tagliente come un bisturi che lascia a chi ha la forza di sopravvivere fino alla fine cicatrici indelebili e dolorose. Come quelle che si porta dietro il suo anonimo protagonista, un ragazzino a cui il nonno strappa fisicamente l'infanzia dal corpo rendendogli quell'estate – stagione per antonomasia regno del gioco, del divertimento e della spensieratezza - una forzata prigione dalla quale sarà possibile affrancarsi solo trasformandosi da vittima sacrificale in carnefice. Un'estate che accompagnerà il protagonista fino all'età adulta, quando finalmente proverà a regolare i conti col suo passato. Ottimo davvero il lavoro svolto da Bonazzi che – grazie ad una scrittura tesa, agile, capace di seguire l'evolvere psicologico dei suoi personaggi - ti costringe a seguire l'inferno dei suoi protagonisti con l'angoscia e l'impotenza disperata dello spettatore inerme. Per chi le favole le preferisce decisamente senza “…e vissero tutti felici e contenti”.

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