Boeing 777 - Cronaca di una strage

Sono da poco passatele 21 a Kuala Lumpur, la “città costruita sul fiume di fango” ma dai grattacieli avveniristici. Il decollo del suo volo per Pechino è previsto per mezzanotte e mezzo, quindi l’uomo - un manager diabetico, rampollo di una ricca famiglia texana - è in netto anticipo. Conta di dormire un po’ in aereo, domani lo aspetta una riunione di lavoro con i dirigenti di una multinazionale cinese che può cambiargli la vita da così a così. Con il suo socio infatti ha progettato un innovativo modello di maschera antigas in silicone trasparente: economica, leggerissima, efficace. Potenzialmente un appalto da milioni di dollari. Una volta al gate, l'uomo aspetta che tutti abbiano consegnato la carta d’imbarco e sale per ultimo sull’aereo: un vezzo che ha da sempre, un innocente gesto superstizioso con il quale cerca di esorcizzare la sua paura di volare. Una volta a bordo del Boeing 777 però scopre con disappunto di non essere affatto l’ultimo passeggero: dopo un quarto d’ora scarso si presenta un grassone trafelatissimo. L’aereo decolla. Poco dopo il manager decide di fare un salto alla toilette. Afferra la sua valigetta, dove oltre al prototipo di maschera antigas tiene l’insulina da iniettarsi, e si avvia lungo il corridoio dell’aereo, ignaro di quanto sta per succedere…
Nella notte dell’8 marzo 2014, come sapete, il volo Malaysia Airlines MH 370 è scomparso. Esploso? Precipitato? Dirottato? Ammarato? Atterrato? Nessuno lo sa. Sembra incredibile, ma un Boeing 777 di 74 metri con 239 persone a bordo è svanito senza lasciar traccia, malgrado i radar, la scatola nera,  20 satelliti e 90 tra navi e aerei di 12 Paesi  che stanno passando al setaccio Asia e Oceania. Ancora oggi, mentre scrivo, siamo purtroppo ben lontani dalla soluzione del mistero. Ferdinando Pastori e Paolo Roversi sfornano a tempo di record un “instant ebook” liberamente ispirato alla vicenda, immaginando un classico plot da film action da mercato home-video. Alla fretta di andare in stampa e “cogliere l’attimo”, fatalmente gli autori hanno dovuto sacrificare qualcosa. E non ci riferiamo alla loro ipotesi, ammesso che di questo si tratti, sul disastro. La plausibilità - ci sia o meno - è l’ultimo dei problemi in un prodotto di fiction come questo: contano piuttosto il ritmo, l’adrenalina, la capacità di sorprende il lettore. E da questo punto di vista ci troviamo di fronte a un romanzo breve imperfetto, che non riesce a non rimanere in superficie e a fare a meno di qualche cliché di troppo. Suggestiva invece l’atmosfera da “Olandese volante”, con il Boeing che vola deserto o quasi (evitiamo spoiler) e i drammatici dubbi “operativi” del protagonista: avrei lavorato di più su questo versante.

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