Botanica ‒ Viaggio nell’universo vegetale

Botanica ‒ Viaggio nell’universo vegetale

Da sempre la quasi totalità degli esseri viventi sulla Terra, le piante sono il tramite fra l’energia del sole e il nostro pianeta, garantendo la trasformazione dell’energia luminosa in energia chimica, i benedetti (e maledetti) zuccheri. La vita animale dipende da quella vegetale e gli animali sono una risicata minoranza rispetto alle piante. Dai vegetali provengono gli alimenti di animali e umani, la stessa energia cosiddetta fossile, principi attivi medicinali, fibre tessili, legno per costruire e scaldarsi. La botanica studia le forme di vita dei vegetali, una scienza apprezzata non sempre, non da tutti, non ovunque, pur decisiva per la sopravvivenza, anche attuale e futura, delle specie, della biodiversità, degli ecosistemi. Spesso si percepiscono le piante come via di mezzo fra organico e inorganico, esseri passivi, inerti, insensibili. Sbagliato. O meglio, è vero che non hanno organi, non è vero che non abbiano trovato sistemi diversi (dagli animali) di adattarsi a ogni contesto, di comportarsi e resistere, di percepire e sentire. Nascono, crescono, si riproducono, comunicano, socializzano, ma hanno adotta l’opzione sessile, radicata. A differenza degli animali, non hanno né centri di comando né organi, tutte le funzioni sono distribuite su tutto il corpo, potendo così resistere ad asportazioni massicce, vivendo più come collettivo che come individuo, come parte di un ecosistema vitale più che come unicum separato. Gli umani sono evoluti fra le piante (all’inizio sopra di esse), che agiscono sul nostro corpo e sulla nostra psiche; soltanto progressivamente e di recente (in termini evoluzionistici) ce ne siamo distaccati per inurbarci e rompere gran parte di un legame ancestrale ed essenziale, oltre ad aver reso sempre più insostenibile l’agricoltura. Dal proprio punto di vista il modello vegetale “diffuso” si è evoluto per 600 milioni di anni per resistere alla predazione di animali, forse può davvero trasmetterci qualcosa, insegnare a noi sapienti, volenti o nolenti…

Il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso (Catanzaro, 1965; laboratorio a Sesto Fiorentino; insegnamento e abitazione prevalentemente a Firenze) insiste da anni sulla specifica intelligenza delle piante e sul loro ruolo primario nel suggerire a noi (animali sapienti) soluzioni innovative per fame, inquinamento, siccità, avendole loro spesso già sperimentate. I “diritti” delle piante tendono a coincidere con i diritti degli ecosistemi. Per questo scrive che dovremmo maneggiarle con cura e conviverci meglio, mangiarle non è un problema se capiamo che ogni pianta ha un valore in sé, ogni specie andrebbe protetta per qualità quantità biodiversità. Il volume è una sorta di compendio degli innumerevoli contributi che hanno reso Mancuso uno degli scienziati più noti e apprezzati a livello internazionale. Dopo l’introduzione dieci brevi capitoli (senza note e bibliografia) descrivono il mondo vegetale, con frasi chiare e sintetiche, agili esempi, citazioni significative. Si parla proprio all’inizio di “alberi migranti” senza tematizzare però la specificità del fenomeno migratorio delle piante. Ecco poi la definizione della nuova disciplina scientifica, la dendrocronologia, lo studio dell’età degli alberi, decisiva anche per la dendroclimatologia: le colonie clonali possono sopravvivere per molto più tempo di un singolo albero (già quasi eterno), decine di migliaia di anni, altro che gli animali! In modo agile ed “empatico” Mancuso riassume la fotosintesi fin dall’arrivo di ossigeno in atmosfera (dalla massa d’acqua), i vegetali sono organismi viventi autotrofi, fanno da sé; noi (fra gli altri) siamo eterotrofi, dobbiamo nutrirci di altri organismi per sopravvivere. Si occupa dello straordinario brulichio delle radici lontane dai nostri sensi, sedi di incredibili movimenti e qualche intelligenza. Illustra le alternative inventate dalle piante per muoversi “attivamente”, riprodursi lontano, difendersi, usando altri vettori e producendo molecole d’ambiente. Divertendosi, continua a sorprenderci spiegando le società vegetali, la fantasiosa sessualità (per il tramite dei fiori), le capacità metamorfiche. Per concludere sull’assurdità irreversibile di ogni disboscamento. Giusto.



0
 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER