Bowling e margherite

Bowling e margherite
Che ci sia qualcosa di sospeso nella sua vita, Lorenzo l’ha finalmente capito. Da tre anni, per dirne una, sta cercando di portare a termine l’Ulisse di Joyce che, intendiamoci, non è una passeggiata, ma tre anni paiono un po’ eccessivi, no? A questo fatto anomalo si aggiungono alcune coincidenze sospette: Elisabetta l’ha mollato (perché, guarda caso, incapace di portare a termine progetti); lui, ormai ventottenne, si trascina dal lavoro impiegatizio e monotono a casa, dove suo padre, vedovo, se ne sta accucciato sul sofà a leccarsi le ferite della solitudine. Meno male che c’è Cionco, l’amico inseparabile, che prova a farlo reagire e a fargli frequentare nuove ragazze, tipo una certa Mara Catulli, che però si firma A., scrive poesie, si nasconde misteriosamente i polsi con un ammasso di bracciali e starebbe per partire per un altro paese, insieme all’aitante Galfardo. Senonché Lorenzo, a sorpresa, cambierà e le farà cambiare idea…
Questa, in estrema sintesi, la trama di Bowling e margherite. Un romanzo che merita attenzione per diversi motivi. Intanto, è scritto bene. L’autrice ha saputo personalizzare la storia con uno stile fresco, trovate spassose, ironia e intelligenza al punto giusto. Ci sono scene, fermo immagini veramente degni di nota: il primo incontro con la ex Elisabetta. Su un ascensore, mentre lei osserva ostinatamente il deretano di lui e poi gli dice senza tanti preamboli che ha un gran bel culo. Oppure la cronaca buffa del rinviato viaggio di Lorenzo e Cionco a Barcellona, passando per la iellata Genova. Gli incipit di ciascun capitolo: gustosissimi ed estemporanei dialoghi, con l’assente-onnipresente James Joyce. La stanza di Lorenzo: tappezzata di disegni che riproducono il suo sedere (lo ha immortalato Elisabetta che, forse non l’avete afferrato, è un’artista, non una ninfomane)… Ce ne sono parecchi, di spunti, per apprezzare questo libro, apparentemente scanzonato. Non per ultima, segnalo la sua originalità, in quello che definisco un vezzo: Bowling e margherite, nonostante sia stato scritto da una donna, è incentrato sulle vicende di un personaggio maschile. Curioso e straordinario, se pensiamo che la maggior parte dei testi delle nostre narratrici attuali hanno per protagoniste eroine e anti-eroine di sesso femminile. Ma Manuela Giacchetta osa ancora di più e prende talmente seriamente le distanze dal trend della quotidiana letteratura, da rifiutare persino i suoi must consolidati (la presenza scontata della tecnologia, per esempio). L’intreccio è ambientato nel tempo in cui non si lavorava al pc, non si navigava su internet, non si ricorreva a sms, chat e social network per parlarsi, ma si usava il telefono fisso di casa, la cabina per strada, ci si scriveva a penna, ed esisteva ancora il videoregistratore. Sembra il medioevo, ma è solo ieri. Ed è bello ricordarlo. Perché un po’ fa sorridere, un po’ fa pensare. Che la vita è un lampo. Troppo speciale per non coglierne la poesia, troppo importante per lasciarla in stand-by. Lorenzo, per fortuna, riuscirà a riagganciarla. Dandole un senso, concedendosi un’altra possibilità… dicendo addio al vecchio James (Joyce)!

 

 

 

 
 
 
 
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