Branchie

Branchie
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Marco Donati ama i pesci. Ha moltissimi acquari sparsi nel suo negozio romano ormai abbandonato. Marco ha intenzione di far fallire ogni genere di rapporto che abbia mai instaurato. Vorrebbe chiudere con la sua ragazza Maria, troppo intenta a passare da una festa ad un aperitivo, da un rave ad un viaggio, per accorgersi di quello che le sta accadendo. Vorrebbe rinchiudere Roma in una sorta di ragnatela che ha come punti fissi i bar dove lui va a bere, dove si distrugge di alcool. Marco Donati ha un cancro ai polmoni. Ma niente chemioterapia per lui. Non ha intenzione di sottoporsi ad alcuna cura: affronterà il tempo che gli resta da vivere così, ammazzandolo tra un bicchiere e l’altro. Eppure tutto cambia, come sempre, in un istante, in uno di quei giorni che paiono semplicemente avvolti nella solita routine. Marco riceve una lettera da Nuova Delhi. La invia una donna, Margaret Damien, anche lei sul punto di morire, ma che vorrebbe realizzare il più grande acquario mai esistito. Che cosa hai mai da perdere quando vedi la tua vita scivolarti dalle mani come sabbia? Che cosa cambia morire a Roma, dopo aver reciso ogni legame, oppure volare dall’altro lato del mondo e vedere cosa ciò che il tempo che ti rimane ti porterà? Marco molla tutto: uccide i suoi pesci, rompe con la sua ragazza e si allontana definitivamente da sua madre, una donna assolutamente sopra le righe tutta lifting e falsa filosofia orientale. A Nuova Delhi Marco è catapultato in avventure al limite del paradossale, potrà fidarsi solo della BAP (Banda dell’Ascolto Profondo) un gruppo eterogeneo che fa musica nelle fogne della città alla ricerca di un sound che nessun altro potrà mai imitare, si innamorerà di Livia, sarà inseguito da un gruppo di “arancioni” molto lontani da essere monaci buddisti, scoprirà che la vita ha in serbo moltissime sorprese per lui...

Branchie è l’esordio narrativo di Niccolò Ammaniti e contiene in nuce - seppure con qualche ingenuità dovuta sicuramente all’inesperienza - la sua cifra stilistica futura. Riesce cioè ad alternare sapientemente situazioni mirabolanti e picaresche che lasciano il lettore con il sorriso sulle labbra a momenti di intenso pathos e di riflessione sulla vita e la morte, sull’ineluttabilità del passaggio del tempo. Ammaniti ha sempre uno sguardo lucido sul presente, sulle tematiche attuali – in questo caso la sua è una dura condanna al traffico di organi - seppur velato di ironia e sarcasmo. Lo stile è ruvido, a tratti crudo, ma estremamente emozionante. “So che tutto questo ha un costo. Niente nella vita è gratis, come diceva il mio vecchio prima di schiattare. Le emozioni, le paure, le gioie improvvise, l’amore, l’odio stesso, si pagano con moneta sonante”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER