Breve storia del segnalibro

Breve storia del segnalibro

È antica e da sempre connaturata alla pratica del leggere l’abitudine di “tenere il segno”. Che fossero sottili strisce di pergamena inserite negli antichi codici o piccole mani, le manicula segnate ai margini del testo, o ancora le più eleganti strisce di pelle decorate e perfino manufatti di avorio istoriato, uno dei quali è oggi custodito nel Museo Reale del Brunei, da sempre i lettori hanno tenuto nota e memoria del punto a cui era giunto il loro viaggio tra le pagine del libro o anche dei passi memorabili nei quali si erano imbattuti. La prima testimonianza dell’uso di un segnalibro risalirebbe a Cristopher Barker, stampatore della regina, che nel 1584 avrebbe inserito un nastro in seta, cucito nella parte alta della legatura, in una miscellanea di testi di lettura quotidiana destinati alla sovrana. Nastri con funzione di segnalibri, d’altra parte, sono testimoniati già due secoli prima all’interno dei messali. E su su negli anni e nei secoli fino ai due eleganti segnalibri realizzati dalla Perugina negli anni Trenta del Novecento. Vi si rappresenta nientemeno che don Abbondio che tiene nel breviario “per segno l’indice della mano destra”: il povero parroco di campagna, il meschinello, spiega il testo, “non aveva il segnalibro della Perugina”. Anche Gabriele D’Annunzio non era alieno dall’utilizzo di segnalibri, ma prediligeva, a questo scopo, fiori e foglie, che lasciava essiccare tra le pagine delle sue letture predilette. Noi, certo non altrettanto imaginifici, abbiamo oggi maggiore dimestichezza con i segnalibri di carta e cartoncino inseriti nei libri in commercio, i quali quasi sempre hanno intenti pubblicitari. Memorabili, per numero e varietà, i segnalibri di Flaccovio Editore, dedicati a temi diversi, quelli di Colonnese dedicati ai musicisti e quelli di Sellerio che celebrano la sua prima collana editoriale, La civiltà perfezionata…

“Una utility detta indice permette di trovare istantaneamente l’argomento voluto alla pagina giusta. Si può acquistare un optional chiamato segnalibro che permette di tornare dove ci si era fermati la volta prima, anche se il book è stato chiuso”, scrisse con sottile manifesta ironia Umberto Eco, parlando del libro cartaceo con parole attribuibili alla nascente informatica (era il 1998, ricorda Gatta). Così come i libri convivono con i computer, oggi i segnalibri cartacei convivono con quelli elettronici, sulla scrivania o tra le mani del medesimo lettore, e lo aiutano a tracciare passi, memorie ed emozioni nate lungo il percorso di lettura. Infatti, utile, fondamentale, elegante o raffazzonato e provvisorio che sia, il segnalibro è uno degli elementi paratestuali del libro, non avendo attinenza con il testo, cioè con il contenuto dello stesso, ma con il libro in quanto oggetto culturale, con la storia dei suoi possessori e con quella del suo uso. Massimo Gatta, bibliotecario presso l’Università degli studi del Molise, studioso di editoria del Novecento, tipografia privata e bibliofilia, raccoglie in questo breve saggio informazioni storiche, curiosità e gustosi aneddoti a proposito di questo piccolissimo e a volte trascurato oggetto di uso quotidiano per chi legge, la cui origine pare risalire al Medioevo. Il saggio, rigorosamente documentato, è corredato da un ricco apparato di note, da numerose suggestive immagini e da un’ampia bibliografia.



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