Brooklyn

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Da quando anche Jack, il più vicino a lei per età, ha raggiunto a Bimingham i fratelli maggiori Pat e Martin alla ricerca di un’occupazione, nell’abitazione dei Lacey – a Enniscorthy nel sud-est dell’Irlanda - sono rimaste solo le tre donne della famiglia. La madre, ormai vedova, che deve fare i conti con una modesta pensione; la sorella maggiore Rose, bella e spigliata, che lavora presso il Mulino Davis, veste in maniera elegante e gioca a golf nei fine settimana e nelle serate estive; Eilis, ragazza modesta e giudiziosa, che studia contabilità e nel frattempo si deve accontentare di un misero impiego domenicale come commessa nello spaccio di Miss kelly. Ricorrendo alla collaborazione di un parroco irlandese di Brooklyn, Rose convince la sorella della necessità di varcare l’oceano come unica possibilità di imprimere una svolta al proprio destino. Ad attenderla Ellis troverà dure condizioni di lavoro e una rude ospitalità, solo parzialmente alleviate dalle attenzioni amorose di un ragazzo italiano a nome Tony. Fino a quando la tragica notizia della morte improvvisa di Rose non le impone di rientrare in Irlanda…

Questo libro di Colm Tóibín, ambientato nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, si presenta con la veste di un vero e proprio romanzo di formazione, dove il resoconto di una complessa vicenda amorosa è necessariamente intrecciato alla travagliata ricerca di una realizzazione esistenziale. Al centro della narrazione che, a dispetto del titolo, evoca più il paesaggio interiore della protagonista che non quello della città di Brooklyn, troviamo la vicenda umana di Ellis Lacey e il dramma interiore da cui è perennemente attraversata. Perché la scrittura del noto autore irlandese non si sofferma mai a descrivere gli aspetti dell’ambiente esteriore, ma tende unicamente a riprodurre gli effetti che le persone e gli avvenimenti esercitano sull’animo di Ellis, nel momento in cui ne viene a contatto. Il pudore diviene allora disagio, la malinconia dolcezza di una speranza silenziosa, la sofferenza voce di un dolore che non diviene mai lamento, la speranza tentativo rassegnato di dare slancio alla propria vita. Il lettore incapperà dunque in una storia intensa e sofferta, in cui lo sguardo, contemporaneamente distaccato e coinvolto, di Colm Tóibín riesce a suggerire lo struggimento indicibile per una scelta tra i doveri dell’appartenenza e il diritto alla libertà.



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