Bruce

Bruce
Fine agosto 1975. Uscito dopo un anno e mezzo di estenuanti session di registrazione, Born to run, l'atteso terzo album di Bruce Springsteen, inizia una lenta ed inesorabile scalata delle chart Usa. Il cantante e chitarrista, da non appellare “The boss” come molti erroneamente fanno, non è ancora ventiseienne, ma da anni ormai è sulla cresta dell'onda, specie nella East Coast, grazie alla sua infaticabile attività live che gli ha procurato migliaia di estimatori, travolti ed entusiasmati dalla forza esplosiva dei suoi spettacoli. Appena un anno prima questo ragazzo tanto esuberante sul palco quanto introverso e talvolta insicuro, in un articolo rimasto famoso sino ad oggi era stato definito il “futuro del rock’n’roll”, sganciandolo finalmente dal frettoloso ed inadeguato appellativo di nuovo Dylan, del tutto fuorviante. Ma non sono tutte rose, ci sono anche spine. I rapporti che si stanno deteriorando con il manager Mike Apple, fino a quel momento factotum e pigmalione dell'artista; i dissapori che hanno portano alla defenestrazione di due membri storici della E Street band, fondamentale gruppo di supporto, Sancious e Lopez, sostituiti da Bittan e Weinberg; le incognite e le insidie dello star system, con annesso l'enorme investimento pubblicitario effettuato dalla Columbia per lanciare Born to run. Ma da quei giorni sino ad oggi Bruce è entrato di diritto nella storia del rock, successi commerciali a parte. Lui che ovviamente non è solo un'artista dalla carica travolgente, ma anche un uomo, con i sui pregi ed i suoi vizi... 
Bruce ha avuto un'infanzia ed una adolescenza abbastanza problematiche. Soprattutto i rapporti col padre, afflitto da depressione e quasi alcolista, lo hanno tormentato per anni. Ma il sound liberatorio e ribelle che ad inizio anni sessanta impone al mondo la figura ed il talento di Elvis Presley, cambia la sua vita. Acquistata una chitarra, verrà posseduto dal demone della musica. Numerose esperienze giovanili con diversi gruppi (fondamentali gli Still Mill) lo forgiano, maturano, arricchiscono. Ma se la sua storia musicale è nota ai più (con l’apice raggiunto da Born in the Usa, detentore di vari record a livello di vendite, sicuramente il disco più conosciuto, se non il più bello) ad interessare sono i retroscena e le rivelazioni  inaspettate sull’uomo che siamo abituati a vedere calcare da protagonista i palchi prima degli Usa, poi del mondo intero. Un uomo fortemente accentratore, con la pretesa di tenere tutto sotto controllo, dalla composizione della band al sound di ogni singolo strumento sino alla vita delle sue ragazze. Introverso ma anche latin lover, sostanzialmente poco dedito ad alcol se non per qualche birra, totalmente estraneo alle droghe ma capace spesso di fregare la compagna al proprio amico o ad un membro della band. Un uomo tutto musica, sound, perfezionismo e professionismo. Noto per i grandi gesti generosi e l’umiltà ma anche protagonista di furibonde litigate e divorzi memorabili (anche dalla prima moglie, per esempio o dalla E Street band negli anni novanta, con una semplice telefonata), con un rapporto turbolento con i soldi ed il successo, fatto di amore e odio. Un uomo a 360° gradi che è raccontato da questa biografia di Carlin, ben scritta e ben condotta, senza appesantimenti di sorta ma anzi tutta cronaca e fatti, con commenti personali limitati e di solito solo per esprimere un parere sulle canzoni. Commovente l’ultima parte dedicata all’incontro con Clarence Clemons, sassofonista e storico contraltare sul palco di Springsteen, ormai prossimo alla morte. Sicuramente consigliata a tutti coloro che hanno amato  Bruce o che magari desiderano conoscerlo a fondo. Rimane il fatto che ancora oggi, nel 2013, a 64 anni suonati, Bruce si imbarca in tour mondiali di durata annuale e esalta il suo pubblico fatto da persone di ormai tre generazioni, ancora con tre ore di musica ed energia ad alto livello.

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