Bruce Springsteen & Atlantic City

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“I luoghi non sono importanti nelle canzoni di Bruce Springsteen come in quelle di tanti altri cantanti noti […]. Eppure alcuni posti del New Jersey illuminano la musica di Springsteen e la E Street Band molto più di altri, e dopo un po’, dopo essere stato diverse volte nello stato, mi è sembrato svilupparsi un modello in cui le domande che mi ponevo su cosa significassero le canzoni per me erano le stesse su cosa volesse dire stare nel New Jersey nell’America contemporanea”. Una dichiarazione d’intenti che nelle prime pagine taglia la testa al toro: “in questo libro c’è del viaggio, non proprio del turismo, e spero che spingerà le persone ad andare nel New Jersey a divertirsi ed esplorare ma anche a pensare e ad ascoltare la musica di Springsteen e della E Street Band”. Una pseudo-guida che mescola quindi geografia, filosofia, (ovviamente) musica, ma anche politica, storia americana, rock e molto altro. Si passa dalla storia dello stato americano con tanto di indiani Lenape e Irochesi, città di maiali (no, non è uno scherzo), Ku Klux Klan, arrivando alle serie TV (I Soprano è ambientata proprio in questo stato), e passando pure per la teoria della relatività di Einstein (sì, tra le altre cose Princeton sta qui). Che cosa ha contribuito a costruire il bagaglio culturale di una star del rock come Bruce Springsteen? È “solo” musica o c’è qualcos’altro?

Il saggio difficilmente catalogabile del prof. Pettifer ci conduce per mano attraverso un viaggio mentale, metafisico e musicale lungo lo stato del New Jersey e la città di Atlantic City, sorta di mito per i fan del Boss. Già dalla copertina del disco d’esordio il cantante americano instaura un rapporto particolare con la sua terra: in un’intervista a Rolling Stone dichiara infatti: “Da parte mia, ho iniziato con quel che avevo. Ho passeggiato sul lungomare […] e ho dato un’occhiata in un piccolo negozio di cianfrusaglie. C’era una fila di cartoline e ne ho estratta una che diceva “Greetings From Asbury Park”. Ho detto: questa è la copertina del mio album. Questa è casa mia”. La terra così importante per tutto quello che è stato costruito da qui fino ai grandi successi di Nebraska, The River, The Ghost of Tom Joad e molti altri dischi. Il punto da dove nasce tutto non può essere analizzato da un unico punto di vista. Serve una cartografia sentimentale, un’eterogeneità di fonti che vanno a pescare dal cuore e dall’anima. Pettifer riesce nell’intento di parlarci di un luogo non suo come se ci fosse nato, senza strombazzare ai quattro venti l’amore per il Boss, analizzando in un colpo solo il background del cantante più amato d’America (secondo solo a Dylan?) infilando qui e là qualche testo, aneddoti e flash che vanno a costruire un quadro intricato ma non per questo meno affascinante. Un libro che non è propriamente sul Boss, ma con il Boss, che coniuga alto e basso con una maestria inusuale. Non solo per addetti ai lavori e fan.

 


 

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