Buenos Aires - Ritratto di una città

Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Febbraio 1536. Lo spagnolo don Pedro De Mendoza sbarca con 13 navi e più di 1000 uomini sulle rive del Riachuelo, un corso d’acqua nell’estuario del Rio de la Plata, per fondare una colonia. Su di una collina adiacente il fiume viene tirato su in fretta e furia un piccolo forte, battezzato “Buenos Aires”, “venti buoni”. I rapporti con gli indigeni, gli indios Quarandì, si guastano rapidamente: ci sono continui scontri armati, morti e feriti. I coloni vivono costantemente sotto assedio, il cibo scarseggia, si verificano episodi di cannibalismo, infuriano le malattie. Si decide una sortita disperata, e la maggior parte dei coloni lascia il forte e risale il fiume Paranà in cerca di luoghi più sicuri (fonderanno la città di Asunción, in Paraguay). Nel 1537 anche gli ultimi spagnoli abbandonano il forte e seguono il cammino dei compagni, lasciando dietro di loro solo qualche decina di mucche (e quelle mucche si moltiplicheranno in modo esponenziale diventando dopo secoli il simbolo stesso dell’Argentina). Solo nel 1580 una spedizione di 60 tra uomini e donne alla guida del basco Juan de Garay fa il percorso inverso e rifonda Buenos Aires…
Benvenuti in quella che il celebre architetto svizzero Le Corbusier nel 1929 ebbe a definire “la capitale di un impero immaginario”, laggiù all’estremità del mondo (la capitale argentina è situata a più di 34 gradi sud, all’incirca alla stesa latitudine di Città del Capo in Sudafrica e Melbourne in Australia), una città talmente piatta che nessuno mette il freno a mano quando parcheggia, in cui i vegetariani sono rari come extraterrestri e il ballo più diffuso è stato inventato nei bordelli per intrattenere e fomentare i clienti in attesa del loro turno. In questo libro divertente e appassionante, di questa città si racconta la storia, se ne descrivono la topografia e i rivolgimenti politici, economici e sociali, il fascino, l’arte e la letteratura. Il britannico Nick Caistor, traduttore di importanti scrittori latinoamericani e corrispondente della BBC dalla capitale argentina per molti anni, racconta Buenos Aires con un certo distacco, con una vena di disincanto che però non è mai analisi anaffettiva: c’è sempre amore tra le righe, anche quando si evidenziano problemi, difetti, contraddizioni, ombre e persino drammi della storia e della quotidianità porteña. Del resto si sa: Buenos Aires o la ami …o la ami.


Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER