Bugie

Bugie
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Joe Lynch è in macchina con suo figlio. Percorrono una strada trafficata nel nord di Londra, rientrano a casa dopo un pomeriggio in piscina. Il piccolo William ha appena quattro anni ma già riesce a riconoscere le case automobilistiche. Uno dei suoi giochi preferiti, durante un viaggio, è indicare le macchine che si affiancano a quella di suo padre e indicarne il marchio. “Ford”; “altra Ford”; “Audi”. “Macchimamma!”. Solitamente quello è il termine per indicare le Golf uguali a quella che guida sua madre. Ma l’auto che procede veloce verso un hotel nella North Circular Road non è una golf qualsiasi, è proprio l’auto di Mel: stessa targa, stessi capelli biondo miele. Joe Lynch non ha idea del perché sua moglie si trovi in quella zona di Londra, il suo ufficio è piuttosto lontano, così decide di seguirla, supportato dai gridolini di gioia di William. Arrivato nel parcheggio sotterraneo di un hotel, Joe comincia a seguire sua moglie a distanza, fino alla hall. Qui la scopre discutere animatamente con un uomo, non uno sconosciuto ma il marito della migliore amica di sua moglie. Ben Delaney. Un ricco imprenditore nel ramo dell’informatica, enfant prodige pieno di soldi e di sé che Joe non ha mai sopportato, tanto meno ora, nel vederlo così vicino a sua moglie. I due discutono di questioni sicuramente personali, data la concitazione di entrambi, ma Joe dalla sua postazione nascosta non riesce a sentire nulla. Quando Ben lascia finalmente sola Mel per riprendere la strada per il parcheggio, Joe lo segue e lo affronta a muso duro. Inizialmente Ben fa finta di non aver incontrato Mel ma dopo poco il suo atteggiamento cambia, diventa aggressivo, furente. Inizia a insultare Joe dandogli del fallito. È in quel momento che Joe, nonostante il suo carattere mite e poco incline alla violenza, dà uno spintone a Ben, che cade e perde i sensi…

La Corte editore traduce un libro con una quarta di copertina accattivante dal punto di vista pubblicitario: “Oltre 300 mila copie vendute in Inghilterra”. “Al numero uno su Amazon”. Il motivo di questo successo è evidente al lettore fin dai primi capitoli: il libro del giornalista e scrittore T.M. Logan usa tutti i possibili artifici letterari tipici del thriller: ci sono la suspense, un uomo misterioso, un inseguimento, un protagonista buono e puro che da un certo punto del libro in poi viene incriminato dalla polizia. Secondo gli investigatori infatti Joe Lynch, fino a quel momento un tranquillo insegnante di letteratura, avrebbe ucciso e occultato il cadavere di Ben Delaney. Il motivo? Probabilmente lui e sua moglie Mel avevano una tresca, all’insaputa dei rispettivi consorti. Eppure Ben pare continuare a perseguitare Joe sui social e sul suo smartphone usando tutte le tecniche hacker che ovviamente ben conosce, essendo un piccolo genio dell’informatica. Tutto il romanzo si fonda sulle bugie, da qui il titolo scelto per l’edizione inglese, che viene ripreso anche in italiano. Il punto di vista è quello di Joe, il lettore si trova immerso nella storia in prima persona e insieme al protagonista scopre il castello di bugie e il domino di avvenimenti che porta all’inatteso finale. Più che l’empatia con il protagonista o con gli altri personaggi, che risultano nel complesso abbastanza banali e poco approfonditi, Joe stesso è talmente mite che spesso dà sui nervi per il suo modo di risolvere gli stop e gli ostacoli che arrivano capitolo dopo capitolo: il fulcro della storia è l’azione. La scrittura è semplice, molto visiva, poco psicologica. Un thriller domestico sicuramente avvincente che assolve bene il suo scopo di intrattenere il lettore.



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