Bungalow

Bungalow

Kalle abbassa il finestrino della vecchia Toyota e sente sul viso il profumo di Bangkok. Un misto di odori di muffa, cemento, olio di cocco, benzina, sole dimenticato e umidità. Il tassista, che sembra un adolescente ma avrà in realtà circa trent’anni, guida per tutta la strada fino al centro ai centoquaranta all’ora, forse sotto l’effetto di anfetamine. Poche ore prima, mentre in aereo stava sorvolando le montagne di India e Birmania, Kalle è riuscito a dormire un paio d’ore ed ha sognato di correre con Jenny su un campo che era diventato una montagna e poi di nuovo un campo e poi una montagna e così via. Nel sogno lei aveva dieci anni ed aveva i codini, era magra ed alta per la sua età. Lui cercava di raggiungerla, ma non ci riusciva e spesso la perdeva di vista. Quando si era svegliato ed aveva capito che si era trattato solo di un brutto sogno, si era girato e la donna seduta accanto a lui lo stava guardando come se avesse parlato ad alta voce mentre dormiva. Per strada il traffico sta aumentando e la città si sta svegliando; Kalle dispiega il rotolo dei volantini che ritraggono il sorriso di Jenny quando la vita le andava bene. Spargerà il suo sorriso in tutta Bangkok, anche se lei non è più lì. D’altra parte, non è passato troppo tempo e Kalle sa per certo che tre settimane prima la figlia si trovava in quella città. Due uomini si avvicinano, trascinando i piedi, ad una delle foto che Kalle ha appena attaccato ad una parete e leggono il testo, poche parole in inglese e thailandese, sotto l’immagine. Quando Kalle spiega loro che si tratta della figlia e che è scomparsa, uno dei due uomini afferma convinto che non può trovarsi lì: è troppo bella, sembra una star del cinema, e le donne così belle non vanno in quella zona della città. Kalle fa un cenno ai due uomini e si allontana. Entra in un bar che sta dentro un bungalow ed ordina un caffè. Suo padre aveva un libro sull’Asia con molte immagini e le case si chiamavano bungalow: si trattava di edifici di un piano con il tetto piatto e la veranda. Quando Jenny era piccola, Kalle aveva pensato di costruirle una casetta per giocare, un vero bungalow, ma non l’aveva mai fatto...

Åke Edwardson, uno dei più apprezzati scrittori svedesi degli ultimi tempi, noto soprattutto per la sua serie sul commissario Winter, cambia completamente registro con quest’ultimo romanzo e regala una storia intima e profonda, una corposa riflessione sulla vita, una storia in cui è la lentezza a dominare, un viaggio all’interno dei ricordi e alla ricerca di una nuova speranza. Il protagonista, Kalle Edwards, ragazzo sensibile, estremamente dotato e segnato da un’infanzia vissuta all’ombra di un padre alcolista, ha un’anima inquieta e malinconica, ereditata dagli avi, che lo spinge a ripercorrerne le tracce ed a commettere gli stessi loro errori, nonché a vagabondare tra le fredde terre scandinave e le regioni calde di Malesia, Indonesia, Thailandia. Kalle diventa un uomo fragile, inghiottito dagli stessi errori del padre e la sua relazione con la moglie e la figlia Jenny risente molto di questa continua necessità di libertà assoluta, in netto contrasto con il bisogno di proteggere le proprie radici e la propria famiglia. Quando Jenny, ormai adulta, parte per un viaggio in cui ripercorre i luoghi visitati dal padre - quel padre sempre assente ed incapace di salvaguardare l’unità familiare - e, all’improvviso, scompare, Kalle riparte, alla ricerca della figlia e, soprattutto, alla ricerca di se stesso. Durante il viaggio, in un continuo alternarsi di flashback in cui il bambino ed il ragazzo condividono la scena con l’uomo ed il padre del presente, Kalle rivisita la sua intera esistenza, rivela le profondità insondabili del suo animo, realizza, attraverso i ricordi, il peso delle sue scelte - spesso non condivisibili - e la difficoltà di sottrarsi al proprio destino, destino non dettato dal caso, ma conseguenza del proprio agire. Saranno proprio i ricordi, bungalow dopo bungalow, a condurre Kalle verso la verità, verso la guarigione e l’accettazione. Perché le imperfezioni fanno parte della vita e si ritrovano in ogni azione umana, ma una speranza, seppur minima, è sempre concessa a ciascuno; è sempre possibile correggere il tiro, perdonarsi e perdonare, e ricominciare.



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