Buongiorno Africa

Buongiorno Africa
Negli ultimi anni la geografia socio-economica dell’Africa è in rapido mutamento. Se ne rende conto Raffaele Masto quando, nel 2004, trovandosi nel Kivu, una regione del Congo orientale, si sente chiamare da un bambino non più muzungo, in lingua swahili il bianco, ma le chinois, il cinese. Ormai la Cina ha invaso con i suoi capitali il continente nero, mettendosi in spregiudicata concorrenza con gli ex paesi coloniali europei e gli americani. Questo però è l’unico reale cambiamento. Sotto il sole infatti non c’è nessuna novità: le potenze straniere, d’accordo con classi politiche corrotte, continuano a sfruttare le ricchezze dell’Africa. Esemplare è il viaggio compiuto da Masto in Etiopia sotto il governo di Meles Zenawi. Apparentemente uno stato in vertiginosa crescita, con edifici in costruzione ovunque. Ma il suo giovane autista, Mister Brook, gli apre gli occhi: il denaro che arriva dalla Cina serve solo ad alimentare il potere di Zenawi, non a sfamare la popolazione. Contraddizioni analoghe vengono riscontrate dal reporter pure in Congo, perpetuamente sconvolto da guerre intestine. Qui bande di guerriglieri, politici locali e rappresentanti dell’Onu si dividono il contrabbando di minerali preziosi, come oro e coltan, che potrebbero far vivere bene milioni di uomini. E che dire dei contrasti tra la povertà degli slum e il lusso dei quartieri residenziali e commerciali di megalopoli come Nairobi o Lagos, o dell’uso strumentale della religione per controllare la società e rendere florida la corruzione, come avviene in Nigeria? Per fortuna, c’è tutta una parte sana della popolazione africana che fa sperare in un autentico sviluppo del territorio. Sono gli uomini e le donne delle baraccopoli, personaggi come Eustache, che con niente si è inventato un ospedale, o Safiya, che ha avuto ragione della sharia…
Raffaele Masto sostiene che “l’Africa non si svilupperà grazie ai capitali cinesi”, né grazie ai summit mondiali o alla cooperazione. Per salvarsi “dovrà fare tutto (o quasi) da sola”. È convinto che l’arrivo delle imprese di Pechino e di Shanghai non segnerà altro che un nuovo saccheggio delle materie prime di quest’immenso continente, che serviranno a mantenere alto il benessere di milioni di cinesi ma nella miseria la stragrande maggioranza degli africani. In fondo è ciò che è sempre successo e continua a succedere: sono le multinazionali europee, americane e ora asiatiche a stabilire i prezzi, naturalmente bassi, delle materie prime e non i loro legittimi possessori. Si tratta di un meccanismo perverso, reso possibile dalla connivenza di élite politiche interessate al proprio personale tornaconto e non a quello dei loro cittadini. L’emancipazione, in un simile stato di cose, si chiama acqua potabile, istruzione, luce elettrica, rete fognaria, sanità. Se questi servizi verranno realizzati, allora l’Africa potrà finalmente uscire dal circolo chiuso dell’ignoranza, entrare nel mercato mondiale, avviarsi verso un solido welfare, basato su un’equa redistribuzione delle ricchezze. Purtroppo, al momento conosce solo un’impressionante condizione di schiavismo della persona umana: dai lavoratori di coltan, che martellano pietre tutto il giorno, ai ragazzini trasformati in ricercatori d’oro, ai bambini-soldato. E conosce anche un catastrofico deturpamento dell’ambiente. Basti pensare al Delta del Niger, un paradiso ittico e agricolo, che sfamava abbondantemente i suoi abitanti, inesorabilmente compromesso dalle compagnie petrolifere dopo la scoperta dell’oro nero. Buongiorno Africa racconta dei viaggi compiuti negli ultimi vent’anni in Africa centrale da Masto, inviato di Radio Popolare-Popolare Network e autore di libri tradotti in tutto il mondo. Sono reportage appassionati e sapienti, che denunciano l’emarginazione culturale ed economica di un intero continente. Masto con acuto spirito d’osservazione ricostruisce, in uno stile fluido e accattivante, la devastante realtà politico-sociale del continente africano, evidenziando le ineludibili responsabilità dell’Occidente. Sta dalla parte dell’Africa, crede fermamente che essa sia in grado di generare una società civile innovativa, l’ha notato nelle bidonvilles dove prendono vita forme spontanee di associazionismo e di solidarietà al di fuori dei canali ufficiali. L’Africa ha dentro di sé enormi energie e una grande voglia di vivere, sta a noi renderle giustizia.

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