Buongiorno Los Angeles

Buongiorno Los Angeles
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Una giovane coppia che fugge da una città maledetta dell’Ohio per iniziare una nuova vita senza sapere esattamente come si evolverà il futuro, un vagabondo alcolizzato, un filosofo miliardario che vive di sola apparenza trascorrendo le nottate in compagnia di prostitute, uomini con un corpo da svendere, una badante/cameriera di origine messicana che si spacca la schiena a suon di lavoro. Intorno a loro - e anche dentro di loro - la grande Los Angeles, dieci milioni di abitanti, culla del melting-pot più vario che si possa immaginare, luogo in cui i sogni possono realizzarsi o infrangersi fragorosamente, sciogliersi come neve al sole...
James Frey, originario di Cleveland, laureato alla Denison University in Ohio, è un personaggio complesso. Non solo per il fatto che oltre ad essere scrittore è anche sceneggiatore (suoi sono “Kissing A Fool" e “Sugar: the Fall of the West”), ma anche perché nel suo passato si annidano episodi di alcolismo acuto e di tossicodipendenza. Il suo primo libro, un’autobiografia che grazie al passaparola di Amazon ha venduto più di cinque milioni di copie, lo espone alla stampa e al pubblico come un essere umano fragile e con qualche problema quando si tratta di fare i conti con la propria vita. Il fatto che, in seguito, alcuni elementi de In un milione di piccoli pezzi siano stati definiti frutto dell’invenzione, non gli ha impedito di scriverne il sequel, Il mio amico Leonard o una vita ricostruita, in cui chiama in causa un compagno di riabilitazione a cui è particolarmente legato. Approda poi a questo Buongiorno Los Angeles, tentativo ben riuscito di scrivere un grande romanzo americano, in cui inscena la vita di quattro abitanti tipo dell’enorme metropoli, facendo in modo che non si sfiorino mai; qualcosa di molto diverso, dunque, dalla famosa pellicola “Crash - Contatto fisico” diretta da Paul Haggis in cui i personaggi incrociano i propri destini in continuazione. È la volontà di dare voce a una città che gli è particolarmente cara il motivo che spinge Frey, introverso e assai sfuggente di fronte al suo pubblico, a scrivere un libro che faccia ruotare i personaggi intorno a una cornice metropolitana spietata e selettiva, dove il nero vive con il bianco e Hollywood è a un tiro di fucile dalla periferia più nera e dove, forse, puoi coronare i tuoi desideri con una buona dose di fortuna e volontà, in barba alla criminalità dilagante, all’immigrazione incontenibile e alla povertà più nera (Los Angeles ha una superficie simile a quella della Lombardia e ha una popolazione carceraria da sola pari al numero complessivo di italiani detenuti ad oggi). Lo stile dettagliato, denso di particolari e fortemente informativo, lo rende un volume – corposo – da tenere in considerazione se si desidera scoprire un lato dell’America che, al di là del positivismo sempre imperante – apre falle su difficoltà e tensioni spesso irrisolvibili.

Leggi l'intervista a James Frey

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