C’era una svolta

C’era una svolta
È l’ultimo giorno di vita di Tonino Buttalammare a San Quentin, California. Adempiuti tutti i riti benevoli e misericordiosi per la salvezza dell’anima, sul patibolo - al momento delle dichiarazioni - il condannato decide di ribadire l’innocenza che professa da anni in una maniera quanto meno originale: raccontando una storiella. È quella di San Precario, che assiste tre fratelli orfani nell’impresa più improbabile del nostro tempo: la ricerca di un lavoro, che per quanto mefistofelico e disumano, grazie ai consigli del santo riesce a trasformarsi in un’occasione di riscatto. La fiaba è così bella che l’uditorio rimane colpito e lascia libero Tonino di continuare. Piano piano sul patibolo sfilano i più svariati  personaggi: dal preside Orco di Scandicci che rapisce e mangia i bambini della sua scuola (tranne la piccola e poco impressionabile Giovannina) al contadino cinese sfruttato che riesce a impadronirsi del patrimonio del padrone americano, dall’impresa del giovane Savino che libera i campanellesi dalla tirannia di connivenze sociali instaurata dal lupo Camorro alle vicende di Lucrezio Annibale, persona amabile  sposo del re del paese vicino per questioni di guerra prima e per amore poi. Tonino sfrutta il trionfo dei suoi racconti, con I quali ha ormai intrattenuto i carnefici abbastanza a lungo per raccontare la sua rocambolesca storia con Samira, immigrata clandestina la cui presunta morte è stata la causa della sua condanna, arrivando così al più classico degli happy-end…
Novello Sherazade in manette, il Tonino Buttalammare, personaggio affabulatore del breve (ma interessante) lavoro di Martino Ferro, reinterpreta le fiabe italiane di calviniana memoria sdrammatizzandole e attualizzandole. Il tutto senza tralasciare nessun argomento, dai più ovvi ai più scomodi: omosessualità, corruzione, immigrazione clandestina, precariato trovano tutti il loro naturale innesto nella tradizione, fatte le debite differenze, e sopratutto senza intaccare niente nell’impianto classico della struttura della fiaba, facendoci sorridere delle evidenti somiglianze con personaggi reali su cui sono stati modellati alcuni protagonisti. Dato il tema portante dei vizi dell’italica gente e l’autore, tra gli artefici del successo de “I soliti idioti” una bella sorpresa per chi, aspettandosi qualcosa di più grossolano e ruspante, si trova davanti a un’ironica, raffinata lezione di modernità.

 

 

 

 
 
 
 
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