Caccia alle donne

Caccia alle donne
Febbraio 1958. James ha dieci anni, sua madre Jean 42. Da tre anni ha cacciato via il marito Armand (e la sua parlantina, e la sua collezione di riviste per uomini, e il suo cazzo da 40 cm) a calci in culo - lui vive poco lontano da casa e ogni tanto la spia, però - e ha ottenuto l'affidamento del bambino. Pelle bianchissima, capelli rossi raccolti, sigaretta perennemente in bocca, bicchiere di whisky troppo spesso in mano, la donna sta andando pericolosamente alla deriva. Il figlio sente di odiarla, probabilmente perché la desidera da impazzire, e si adegua al mantra del padre abbandonato e rancoroso: "È una troia, è un'ubriacona". Il giorno del compleanno di James, Jean gli regala un cagnolino, poi lo fa sedere sul divano di casa, gli propina una serie di bla bla bla della serie "Ormai sei un ometto" e gli chiede di scegliere definitivamente tra lei e il padre. James sceglie il padre, la madre gli molla un ceffone violento e gli fa sbattere la testa su un tavolino. Col sangue che cola, James maledice sua madre e le augura la morte. Tre mesi dopo Jean Hilliker viene assassinata. La Maledizione segna per sempre la vita di James Ellroy, di più: la definisce a partire dal decimo compleanno in su: impossibile per lui nei rapporti con le donne non fare i conti con la figura della madre, non importa se si tratta di matrimoni, sveltine, sesso a pagamento. Il gusto invincibile per il voyeurismo, le fantasie da salvatore di donne à la Mike Hammer, la scoperta tardiva della masturbazione, la distanza sempre più netta dal mondo reale, e infine nel '68 la prima volta con Susan, di 9 anni più grande di lui, una mezza hippy che probabilmente l'ha scopato per compassione prima di abbandonarsi a una felice omosessualità con una gallinella ganza dotata di casa strafiga sulle Hollywood Hills. Poi Charlotte, Christine, le droghe, l'alcol, la solitudine, la psicosi, la ricerca ossessiva di Lei...
40% serrato memoir (il secondo in carriera dopo l'immenso I miei luoghi oscuri), 40% sbracata seduta psicanalitica e 20% melenso pegno d’amore alla sua nuova fiamma - la mooolto più giovane Erika Schickel – il nuovo libro del re del noir statunitense James Ellroy è o vuole essere il bilancio di una intera vita sentimentale. Trip egocentrico più che confessione - ammettiamolo - ma ciononostante non mero esercizio di vanità, non operazione del tutto inutile, considerato lo specifico dello scrittore di Los Angeles: che la sua arte, le sue ossessioni, la sua energia derivino in gran parte dal terribile lutto che ha sconvolto la sua infanzia ormai lo sanno pure i sassi. E quindi tornarci su approfondendo soprattutto la seconda parte della sua esistenza, quella da superstar della letteratura, ci aiuta a comprenderne sempre meglio il linguaggio, a sottolinearne le coordinate calcando con la penna biro, e non ultimo a farci un po' di cazzi suoi - che fa tanto empatia. Nonostante sia lo stesso Ellroy a precisare sin dalle primissime pagine di non aver voluto sfornare un catalogo di conquiste e avventure ("La quantità non significa un cazzo nel mio caso") il titolo italiano Caccia alle donne evoca (credo di poter dire dolosamente, visto che il titolo originale era il ben più pregnante ma meno 'acchiappalettori' The Hilliker curse) scenari da bunga bunga dei quali nelle 250 pagine circa non c'è traccia: se avete pensato per un attimo a sordide rivelazioni e torridi outing lasciate perdere, a leggere le tirate romantico-mistiche di Ellroy sulle sue due mogli vi verrebbe l'orticaria, per non parlare della deificazione della nuova compagna, che appare francamente pretestuosa come tutte le apologie degli innamorati di fresco. Non solo: la consapevolezza che l'autore ovviamente ha che il libro verrà divorato e sezionato parola per parola dalle donne della sua vita rappresenta un limite, castra la spontaneità, avvelena la pozza lasciandoti in bocca il sapore amaro dell'autocensura e a tratti persino della strumentalizzazione, l'impressione insomma che il racconto di Ellroy sia sincero ma non troppo. Restano però nella testa alcune immagini davvero memorabili: le deliranti campagne di stalking ai danni di donne ignare magari incontrate per la strada e pedinate, le notti passate seduto al buio in silenzio accanto al telefono, il bizzarro, insistito parallelismo con Beethoven che a quanto pare lo gasa tanto. Quello che un critico statunitense ha felicemente definito 'autopsia emozionale' è in definitiva al tempo stesso il più vero e il più falso tra i libri di James Ellroy.

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