Caccia a Ottobre Rosso

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Primi anni ’80. Il capitano in prima della Marina sovietica Marko Ramius è un uomo dalla doppia vita. Fuori sembra fatto d’acciaio, è un alto ufficiale, un marinaio espertissimo, un comandante brillante e rispettato da tutti, un marxista duro e puro, servitore fedele e incorruttibile della Rodina, la patria: per giunta è figlio di Aleksandr Ramius, eroe della battaglia di Stalingrado e fedele servitore di Stalin, su ordine del quale dopo la fine della Seconda guerra mondiale ha condotto una sanguinosa vendetta sui compatrioti lituani colpevoli di aver fiancheggiato i tedeschi durante l’occupazione nazista. Un padre ingombrante, la cui grande influenza politica Marko ha sfruttato sin da ragazzino per fare carriera – ammesso che ce ne fosse bisogno, dato il suo grande talento militare. Dentro però Ramius è un fiero oppositore del regime sovietico, che incolpa della morte della adorata moglie Natalia, avvenuta in seguito a una banale appendicite grazie all’incompetenza di un chirurgo raccomandato da un alto papavero del PCUS e alla carenza di antibiotici. Nessuno è a conoscenza del suo odio segreto per la Rodina, né tantomeno del complesso piano che ha architettato per vendicarsi. Ramius ha appena ricevuto il comando del sottomarino nucleare “Ottobre Rosso”, un’enorme macchina da guerra armata di missili intercontinentali in grado di spazzare via molte città ed equipaggiata con un nuovissimo e segreto sistema di propulsione silenziosa. Grazie alla sua influenza e al rispetto dei suoi superiori, ha ottenuto di avere per il viaggio inaugurale al suo comando un equipaggio di ufficiali fidatissimi, tutti segretamente dissidenti. Solo il commissario politico a bordo del sottomarino, lo zampolit Ivan Putin, potrebbe rappresentare un ostacolo, così Ramius lo uccide con le mani nude subito dopo la partenza. Poi riunisce l’equipaggio e annuncia che gli ordini sono di eseguire un’esercitazione di guerra consistente nel fuggire dalla flotta sovietica, senza comunicare in alcun modo con l’esterno. Dopo qualche giorno una sua lettera autografa arriva sulla scrivania dell’Ammiraglio Padorin. L’alto ufficiale sovietico apre la busta, legge la lettera e impallidisce…

È il 1984 quando una piccola casa editrice specializzata statunitense che non si è mai occupata di narrativa, la Naval Institute Press, pubblica il romanzo d’esordio di un assicuratore del Maryland, tale Thomas “Tom” Clancy. La editor Deborah Grosvenor ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per convincere il suo capo a pubblicare un libro così diverso dai soliti saggi di tecnica navale, ma ha insistito perché appena ha letto il manoscritto si è convinta che – nascosta dietro alle 100 pagine di dettagli tecnici sui sottomarini che ha fatto tagliare all’autore – ci fosse una storia avvincente, capace di far innamorare migliaia di lettori. Nessuno, nemmeno l’entusiasta Mrs. Grosvenor, immagina però che i lettori saranno in realtà milioni, e che quel libro costato alla Naval Institute Press solo 5000 dollari di anticipo, frutterà alla casa editrice e a Clancy una vera e propria fortuna. E un endorsement di lusso: perché quando il Presidente USA Ronald Reagan afferma in televisione che sta leggendo Caccia a Ottobre Rosso e “non riesce a smettere”, il romanzo schizza in testa alle classifiche di vendita americane e ci rimane per settimane. Considerato – a ragione – un capolavoro del techno-thriller, il romanzo di Clancy ha persino suscitato ai tempi qualche sospetto negli ambienti militari. Lo scrittore affermò infatti, in una intervista del 1986, che il Segretario alla Marina USA durante un ricevimento gli aveva chiesto insistentemente chi fosse la sua fonte all’interno dell’intelligence statunitense e che si rifiutava di credere che tutti quei tecnicismi fossero farina del suo sacco (cosa che invece Clancy ha sempre sostenuto). Oggi l’URSS non c’è più e la Guerra Fredda è diventata qualcosa di molto diverso, eppure la nuovissima edizione Rizzoli del primo romanzo della fortunatissima saga di Jack Ryan è ancora una storia potente e avvincente, che si legge con gusto indipendentemente da cosa si pensi della fortunata (ma discussa) riduzione cinematografica del 1990 con Sean Connery e Alec Baldwin. Peccato soltanto per la traduzione discutibile, spesso involuta e non priva di errori di forma.



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