Cacciatori di diamanti

Cacciatori di diamanti
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Johnny ha sempre pensato che Tracey e Benedict fossero i suoi fratelli e che l’uomo che negli anni successivi ha chiamato il “Vecchio” fosse suo padre, finché lo stesso van der Byl non gli dice che i suoi genitori morirono in un incidente stradale quando lui era molto piccolo e gli vieta di chiamarlo ulteriormente “pà”, così come gli si è rivolto sempre in quegli anni. D’altronde, anche se non si è mai fatto domande specifiche sull’argomento, Johnny si chiama Lance di cognome e nelle attenzioni del Vecchio è venuto sempre per ultimo. Ma erano altri tempi, erano anche poveri. Era prima dei diamanti. Sì, perché, una notte, il Vecchio li butta giù dal letto, li fa sedere sulle sedie della loro cucina, intorno a quel tavolo traballante dove di solito consumano i pasti e mostra loro un grosso pezzo di cristallo che fissano senza capire. “Dodici carati”, dice il Vecchio gongolante a proposito di quella pietra bianco-azzurra che manda bagliori di ghiaccio. “Ce ne sono a carrettate là, dove ho trovato questo!”, continua con entusiasmo van der Byl. E in effetti, da quella notte, molte cose cambiano nelle vite dei tre ragazzi e del loro Vecchio: cambiano casa e si trasferiscono a Città del Capo, riempiono i loro armadi di vestiti a volontà, cominciano a frequentare scuole nuove e prestigiose, vanno a vivere in una villa in collina. Per Johnny sono anni difficili, deve sempre dimostrare qualcosa e cerca di fare il possibile pur di attirare l’attenzione del Vecchio, ma niente sembra smuoverlo...

“Diamonds are a girl’s best friend”, cantava la bionda Marilyn Monroe, raccontando come con una di queste pietre era possibile ricevere molte attenzioni femminili... Quando invece i diamanti sono fonte infinita di guadagni, di lotte, di intrighi, di studio, le donne spariscono e tutte queste cose diventano prerogative solo maschili. E con Wilbur Smith ne abbiamo imparate parecchie sui diamanti, nello specifico quelli del Sudafrica, raccolti ovunque, dalle profondità marine come dalla sabbia dei litorali o dalle rocce; con strumenti e macchinari attrezzatissimi; tagli e carati, purezza e intrusioni. “Il diamante, si sa, non si bagna: immerso nell’acqua e strofinato, rimane asciutto”, sostiene Smith nel libro, facendo riferimento a una verità solo apparentemente scontata perché in realtà non è affatto tale, ma contribuisce ad arricchire la nostra conoscenza su queste pietre dal fascino unico, oltre che dal valore inestimabile, soprattutto a livello di carature importanti. Ma questo è solo il sottofondo a una storia che con i diamanti è fortemente intrecciata, così come lo sono intrighi, invidie e cattiverie, sgambetti e salvataggi dell’ultimo minuto. Una storia affascinante, come d’altronde lo è l’intera produzione dello scrittore che ha fatto delle avventure e delle trame intrecciate i suoi cavalli di battaglia. E anche in questa occasione, non c’è rischio di sbagliarsi: al di là delle informazioni con cui arricchire il proprio bagaglio, c’è anche la storia, che sin dall’inizio ti mette la voglia di viverla, tutta, fino in fondo e nonostante tutto.

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